Il “Santo Popolo di Dio” come orizzonte

papa discorsoLa recente lettera di papa Francesco al card. Marc Ouellet (in fondo trovate un’ampia sintesi in formato pdf), in quanto presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina (datata 19 marzo, ma resa pubblica il 26 aprile) è l’ennesimo testo di questo papa che può essere liquidato con facili considerazioni (riguarda solo un continente, l’America Latina appunto; è un breve testo non sistematico dato che si sa che questo papa non è teologo; e così via…); oppure si può prenderla sul serio, come stimolo che un pastore “non-qualsiasi”, il Vescovo di Roma, offre alle chiese, avendo probabilmente in mente una pluralità di riferimenti che vanno ben oltre l’occasione che ha generato il testo. A questa seconda ipotesi spinge anche il fatto che il testo contiene significative autocitazioni da “Evangelii Gaudium”, quasi a richiamare appunto un orizzonte più largo e universale. E quando si riferisce a una esperienza specifica dell’America latina (la così detta “pastorale popolare”) ne riferisce la definizione non a documenti del Celam (Conferenze episcopali latino americane), ma all’ “Evangeli Nuntiandi” di Paolo VI…

A noi sembra che questa lettera, tutt’altro che di occasione, segni un passaggio fondamentale nel cammino che il Vescovo di Roma sembra aver intrapreso con assoluta determinazione: una recezione del Concilio Vaticano II che superi l’assunzione “materiale” della parole e dei concetti e ne assuma invece ben più radicalmente la forma in pienezza.

La questione è tutta nelle prime righe: assumere come orizzonte di riferimento il Santo Popolo fedele di Dio. È questo il punto di vista, la logica interpretativa, il centro e il soggetto chiave di ogni pensiero e parola sulla chiesa. E questo poiché “guardare al Popolo di Dio è ricordare che tutti facciamo il nostro ingresso nella Chiesa come laici”. È la vita ordinaria la vera materia della fede, la vita così come è, e tutto ciò che facciamo (pastorale, servizi, organizzazioni, ministeri…) è a servizio del fatto che questa vita fiorisca tra le mani di Dio per tutti.

Così non stupisce che il vero pericolo sia individuato nel clericalismo, anche quello dei laici (“Senza rendercene conto, abbiamo generato una élite laicale credendo che sono laici impegnati solo quelli che lavorano in cose “dei preti”, e abbiamo dimenticato, trascurandolo, il credente che molte volte brucia la sua speranza nella lotta quotidiana per vivere la fede”) e che si trovino affermazioni che possono sembrarci fin troppo forti (“Non è mai il pastore a dover dire al laico quello che deve fare e dire, lui lo sa tanto e meglio di noi. Non è il pastore a dover stabilire quello che i fedeli devono dire nei diversi ambiti”).

Noi, i laici, saremo in grado di “sentire cum Ecclesiam” nel raccogliere questa sfida e insieme ai nostri pastori servire il Regno di Dio?

Stella Morra

Lettera a Marc Ouellet

E i laici?

Paola Bignardi, giovedì 10 maggio alle 21, presso la sala Casa Opere diocesane di via Mandelli 9 ad Alba, terrà una riflessione su “Ripartire dal Concilio, e i laici?”.  Si tratta del terzo della serie d’incontri su “Protagonisti & Testimoni”, promossi a 50 anni dal Concilio Vaticano II da varie associazioni albesi tra cui Uciim e Azione Cattolica. L’ingresso è libero. Paola Bignardi, cremonese, pedagogista, autrice di numerosi libri, è stata Presidente nazionale dell’Azione Cattolica.

Proposte per l’estate

Di seguito alcuni link ad associazioni, monasteri, centri culturali in giro per l’Italia, con una serie di proposte per l’estate 2010 (ma anche per i mesi dell’autunno) dedicate all’approfondimento biblico, spirituale, filosofico, culturale…

  1. Settimane bibliche e di spiritualità al monastero di Bose (Biella).
  2. Calendario 2010 della Comunità Monastica di Camaldoli (Arezzo).
  3. Oreundici: vedi sezioni dedicate a “incontri” e “formazione”.
  4. Convegni e incontri della Cittadella di Assisi.
  5. La Scuola di formazione estiva della Rosa Bianca (dal 25 al 29 agosto a Roncegno, Trento).
  6. Terzo incontro de “Il Vangelo che abbiamo ricevuto”, per riflettere assieme sulle parole di Bonhoeffer: «Pregare e fare ciò che è giusto fra gli uomini», Napoli 17-19 settembre 2010. Tutte le informazioni sull’incontro (lettera invito, programma, modulo d’iscrizione, contributi preparatori) sono pubblicate e scaricabili sul sito statusecclesiae.net nella sezione «Il Vangelo che abbiamo ricevuto».

Corso di teologia per laici, con l’Ac

L’Azione cattolica della diocesi di Fossano organizza un corso di Teologia per laici: il nome non deve spaventare, si tratta semplicemente di approfondire, con l’aiuto di un esperto, le ragioni della nostra fede. Il corso, che sarà tenuto da don Duilio Albarello, docente presso lo Sti di Fossano, si svolgerà la domenica pomeriggio dalle 15,30 alle 17,30, a Cussanio, ed avrà cadenza mensile.

Queste le date già programmate: 22 novembre; 20 dicembre; 17 gennaio; 21 febbraio; 21 marzo; 18 aprile. L’invito, rivolto a persone di tutte le età, è di partecipare al primo di questi incontri, anche solo per vedere di cosa si tratta e decidere poi se continuare. L’appuntamento è quindi per domenica 22 novembre, alle ore 15,30 presso il salone nei locali del Santuario di Cussanio. Per chi lo desidera, verrà garantito il servizio di custodia per i bambini. Per informazioni e iscrizioni: Centro diocesano di Ac Fossano, tel. 0172.635989, oppure Piero Lingua, tel 331.4965722.

Cascina Archi tutte le attività

Di seguito trovate la circolare delle attività dell’associazione Cascina Archi (Murisengo, Torino), un’associazione di ispirazione cristiana, aperta a tutti coloro che sono interessati a un confronto sereno senza vincoli e senza steccati.

cascina Archi

Cascina Archi è una casa fondata da don Alberto Prunas Tola e da un gruppo di amici come luogo di accoglienza e di incontro, di riflessione e di amicizia. Un luogo dove riflettere liberamente sui problemi emergenti della società e della Chiesa in dialogo con le culture laiche e attenti a rispondere, con l’impegno personale, alle sollecitazioni più pressanti del mondo odierno con particolare attenzione ai problemi della povertà e dell’ingiustizia.

Un luogo di pace, uno spazio di dialogo ecumenico e più in generale uno spazio di riconciliazione, dove adoperarsi perché le diversità fra le chiese, fra le religioni, fra le generazioni, fra le diverse sensibilità culturali e politiche, diventino non motivo di conflitto, ma occasione di reciproco arricchimento.

Le attività di Cascina Archi iniziano sabato 17 ottobre; giovedì 5 novembre interverrà Stella Morra, con una riflessione su Comunità e liturgia. Per scaricare la circolare sulle attività di ottobre-dicembre 2009  fai clic qui (circolare ottobre).

Ancora su “Il vangelo che abbiamo ricevuto”

Mi era sfuggito. Jesus di luglio ha dedicato un bell’articolo al convegno di Firenze del 16 maggio scorso, a cui ha partecipato una delegazione dell’Atrio dei Gentili (qui il nostro articolo e qui la segnalazione dei materiali del Convegno).

L’articolo si intitola “Il piccolo Sinodo dei cattolici adulti“. Da leggere.

Il Vangelo che abbiamo ricevuto, tutti i materiali online

status ecclesiae sitoIl sito allestito per il convegno del 16 maggio a Firenze, dal titolo “Il vangelo che abbiamo ricevuto”, ha messo online tutti i contributi e le relazioni della giornata. Si possono visionare nel sito a partire da questa pagina.

In questo PDF (contributi_16_maggio_sintesi) c’è la sintesi di tutti i contributi pervenuti al convegno che è stata esposta in apertura del convegno da Enrico Peyretti e Ugo Gianni Rosenberg.

Due interventi su fine vita e bioetica

In preparazione al Seminario estivo sul tema del corpo che si svolgerà a Pra d’ Mill il 3-4-5 luglio (presto riceverete il programma ufficiale), segnalo due articoli molto interessanti:

  1. Il primo è un articolo di Vittorio Possenti comparso sul “Il Foglio” e che ha fatto molto discutere. Possenti è professore ordinario di Filosofia Politica presso l’Università di Venezia, membro del Comitato Nazionale di bioetica, collaboratore di riviste e del quotidiano “Avvenire”. L’articolo [Fine della vita (V_Possenti)] è assolutamente da leggere perché affronta tre nodi fondamentali:
    • La nostra vita è indisponibile?
    • Il rapporto tra persona e tecnica
    • Quale obbligo di cura?
  2. Il secondo è un’intervista a Ignazio Marino, chirurgo romano di fama internazionale, senatore del Pd, già Presidente della Commissione Sanità del Senato durante l’ultimo Governo Prodi. L’intervista è stata realizzata nel 2007 da Adista. È la voce di un “laico credente” che cerca di affrontare alcune questioni bioetiche anche in riferimento alle posizioni assunte dai Vescovi negli ultimi anni. Si può scaricare qui l’intervista OLTRE LA MATERIA (I_Marino)

Convegno di Firenze, una bella giornata!

“Il Vangelo che abbiamo ricevuto”, un cammino sinodale per dare voce al disagio che investe molti gruppi di credenti

Nessun invito “ufficiale” se non il tam tam diffuso via internet da alcuni siti che raccolgono e rimandano le riflessioni di gruppi di cattolici sparsi un po’ in tutta Italia. Così è nato e si è a poco a poco dilatato l’incontro “Il Vangelo che abbiamo ricevuto”, svoltosi a Firenze sabato scorso 16 maggio.

“Il motivo ultimo che ci spinge a questo invito – hanno scritto gli organizzatori – è la convinzione che il concilio Vaticano II sia stato e sia ancora una grande grazia, la grazia maggiore donata alla chiesa del nostro tempo, perché essa riscopra la forza del Vangelo nella storia vissuta. Ma con molti che nella chiesa cattolica oggi stentano ad avere voce avvertiamo la sofferenza di non vedere al centro della comune attenzione proprio il Vangelo del Regno annunciato da Gesù ai poveri, ai peccatori, a quanti giacciono sotto il dominio del male, mentre cresce a dismisura la predicazione della Legge”.

Il convegno è nato come tentativo di dare voce al disagio che investe molti gruppi di laici credenti, disagio che nasce dal riconoscimento che la propria presenza nella comunità viene desiderata in quanto necessaria a mandare avanti le attività, ma sopportata e messa in discussione quando diventa l’offerta di un punto di vista diverso sulla realtà” (Paola Bignardi).

L’incontro ha visto da un lato la proposizione di tutti i contributi, giunti da ogni parte d’Italia, dall’altro le relazioni di Paolo Giannoni, oblato Camaldolese, e di don Pino Ruggeri, che hanno guidato la riflessione, rimettendo al centro dell’attenzione temi forti del Concilio che in questi anni sono via via passati in second’ordine: la liturgia come sorgente di libertà; la chiamata della Chiesa a seguire Gesù povero; la misericordia di Dio come fondamento dell’annuncio; infine, tutte le persone che le desideravano hanno avuto uno spazio di parola per esprimere il proprio punto di vista o narrare la propria esperienza.

Abbiamo tentennato un po’, prima di decidere di partecipare all’incontro: c’era il dubbio che si risolvesse in un incontro di “reduci” dei primi anni settanta, quando nella chiesa la contestazione si è diffusa a macchia d’olio, portando con sé frutti ancora fruibili ma anche forzature che hanno creato confusione, delusione, allontanamenti. Sull’altro piatto della bilancia, la curiosità e la speranza di incontrare esperienze – analoghe alla nostra – che vivono ogni giorno il disagio profondo di essere marginali ed ininfluenti nella riflessione della Chiesa.

Ma ne valeva la pena.

Ci siamo imbattuti in un’esperienza vitale, in un incontro di adulti che hanno avuto il tempo e il modo di parlare della propria vita, delle proprie scelte, della propria fatica di vivere in prima persona le scelte conciliari, anche e nonostante la disattenzione della chiesa ufficiale.

Nessun rancore, nessuna rivendicazione, solo la ricerca di uno spazio per dire, condividere, rendere visibile, i mille modi in cui lo Spirito ha ispirato nelle coscienze di tante persone un modo scarno, esigente e fraterno di vivere la propria fede nel Regno di Dio.

E’ stato sorprendente partecipare ad una assemblea, sinodale davvero e non prefabbricata, in cui ciascuno ha avuto spazio e parola, in cui la riflessione, partita dai mille rivoli dei contributi giunti al convegno, si è raccolta nelle relazioni centrali e si è nuovamente sparsa a valle, negli interventi, nelle esperienze che hanno narrato la semplice e nascosta realtà di tanti laici che vivono la scommessa del concilio dentro la chiesa, anche quando non condividono la linea “ufficiale” dettata dalle gerarchie ecclesiastiche: “non senza, non contro, non sotto”, nella riscoperta dell’esigenza di “estendere alla intera comunità ecclesiale, ed anche alla sua componente istituzionale, quella esercitazione, quella lotta spirituale anti-idolatrica simboleggiata dal digiuno, dalla ricerca del silenzio, dalla rinunzia a occupare spazi, pratiche virtuose che ancor oggi viviamo perlopiù come appello alla singola persona del discepolo. Non è forse richiesto invece in quest’ora di passare in questa lotta dal verbo al singolare al verbo al plurale?”.

Il Vangelo che abbiamo ricevuto: a Firenze sinodo informale di credenti

(da “Jesus”, maggio 2009)

Si sono autoconvocati a Firenze per sabato 16 maggio. Monaci, teologi, laici, sacerdoti, parrocchie, fedeli “sfusi” e membri attivi di associazioni ecclesiali. L´obiettivo, come hanno scritto nel manifesto di invito, non è la «creazione di un movimento» o di una «Chiesa alternativa», ma quello di non far spegnere «la libertà dei figli di Dio, il confronto sine ira, la comunione, lo scambio».

Il disagio che una parte del popolo di Dio sente, «la sofferenza di non vedere al centro della comune attenzione proprio il Vangelo del Regno annunciato da Gesù ai poveri, ai peccatori, a quanti giacciono sotto il dominio del male, mentre cresce a dismisura la predicazione della Legge», saranno al centro del dibattito. «Vorrei però che fosse chiaro che questo incontro non è contro nessuno, ma è per qualcosa», spiega don Paolo Giannoni, oblato camaldolese, e uno dei principali promotori dell´iniziativa. Dal suo eremo di Mosciano, in Toscana, precisa che «nessuno è escluso da questo cammino. L´atteggiamento è inclusivo, di apertura. E dice di una Chiesa che, come la veste di Gesù, tessuta tutta d´un pezzo, è unita, ma non uniforme. Uniformarla significherebbe perdere la sua grande ricchezza. Di fronte a un metodo, che da anni si va affermando in via escludente, vogliamo un´apertura che dica chiaramente che il Signore ci ha chiamati a edificare non una Chiesa che condanna, ma una Chiesa che manifesti la misericordia del Padre, viva nella libertà dello Spirito, sappia soffrire e gioire con ogni donna e con ogni uomo che le è dato di incontrare».

Non sono stati gli ultimi atteggiamenti di Cei e Vaticano, la mobilitazione per il caso di Eluana Englaro o il ritiro della scomunica ai Lefebvriani, a spingere alla riflessione. La convocazione di Firenze non è una reazione a caldo alle ultime vicende. L´iniziativa ha preso corpo oltre un anno fa, il titolo del convegno Il Vangelo che abbiamo ricevuto è stato deciso già lo scorso novembre e la sede, infine, fissata all´inizio dello scorso febbraio. Quando l´invito ha cominciato a circolare, le adesioni si sono infittite di giorno in giorno, dal Sud al Nord, da comunità storiche a singoli fedeli, da teologi come Stella Morra, Armido Rizzi, Oreste Aime, a monaci come il servita Camillo De Piaz, a storici come Bruna Bocchini Camaiani, Fulvio De Giorgi, Alberto Melloni.

«Quando sono stato sollecitato a prendere questa iniziativa», racconta ancora don Giannoni, «ero un po´ incerto. Anche perché credo che, a volte, uscire in pubblico sia controproducente. Poi, però, ascoltando tante persone, anche quelle che vengono qui all´eremo, mi sono reso conto che c´è, nella Chiesa, un malessere che va portato a chiarimento. Ci sono persone che oggi sentono la difficoltà di essere Chiesa. Negli anni del Concilio si stava nella Chiesa per la sua bellezza, oggi per motivi di fede. Ma bisogna aiutare a credere. Vedo tante esperienze di parrocchie e gente comune che coltiva la ricerca di fedeltà al Vangelo e al Vaticano II ma, in questa ricerca, c´è molta solitudine. L´incontro di Firenze serve anche a mettersi in rete perché l´isolamento che si percepisce non determini sconforto». Un appuntamento, dunque, per confermarsi a vicenda nella fede, per riprendere la parola pubblicamente contro quello “scisma sommerso” già denunciato nel 1991 dallo stesso don Giannoni e poi da Pietro Prini. Per ridare coraggio e spazio ai tanti credenti che, in contrasto con l´apparente trionfo di una Chiesa che grida, si allontanano silenziosamente da essa.

Don Paolo Giannoni condurrà il secondo momento della riflessione di Firenze, quello sulla forza del Vangelo. La prima parte, invece, è affidata a Enrico Peyretti, torinese, esperto di nonviolenza. Peyretti sintetizzerà le numerose testimonianze raccolte in vista della giornata. Che si concluderà con la riflessione sulla Chiesa della fraternità e della sororità proposta dal teologo catanese Pino Ruggieri. «Sarà un´esperienza di Chiesa sinodale», conclude don Giannoni, «cui dovrebbe seguire una tre giorni che dia ordine a quanto emergerà. Ma non c´è nulla di stabilito. Decideremo lì, in libertà, come camminare insieme».