Il vangelo ci libera, non la legge

Il Vangelo che abbiamo ricevuto

FIRENZE 2: IL VANGELO CI LIBERA, NON LA LEGGE

Appuntamento a Firenze-Rifredi, presso la Parrocchia di S. Stefano in Pane, Via delle Panche, 36

6 febbraio 2010, ore 9,00 – 18,00

In allegato la lettera di presentazione e di invito (il vangelo ci libera).

Per adesioni, contributi e suggerimenti scrivere a licinia.magrini@gmail.com, altre informazioni sul sito.

Annunci

Ancora su “Il vangelo che abbiamo ricevuto”

Mi era sfuggito. Jesus di luglio ha dedicato un bell’articolo al convegno di Firenze del 16 maggio scorso, a cui ha partecipato una delegazione dell’Atrio dei Gentili (qui il nostro articolo e qui la segnalazione dei materiali del Convegno).

L’articolo si intitola “Il piccolo Sinodo dei cattolici adulti“. Da leggere.

Il Vangelo che abbiamo ricevuto, tutti i materiali online

status ecclesiae sitoIl sito allestito per il convegno del 16 maggio a Firenze, dal titolo “Il vangelo che abbiamo ricevuto”, ha messo online tutti i contributi e le relazioni della giornata. Si possono visionare nel sito a partire da questa pagina.

In questo PDF (contributi_16_maggio_sintesi) c’è la sintesi di tutti i contributi pervenuti al convegno che è stata esposta in apertura del convegno da Enrico Peyretti e Ugo Gianni Rosenberg.

Convegno di Firenze, una bella giornata!

“Il Vangelo che abbiamo ricevuto”, un cammino sinodale per dare voce al disagio che investe molti gruppi di credenti

Nessun invito “ufficiale” se non il tam tam diffuso via internet da alcuni siti che raccolgono e rimandano le riflessioni di gruppi di cattolici sparsi un po’ in tutta Italia. Così è nato e si è a poco a poco dilatato l’incontro “Il Vangelo che abbiamo ricevuto”, svoltosi a Firenze sabato scorso 16 maggio.

“Il motivo ultimo che ci spinge a questo invito – hanno scritto gli organizzatori – è la convinzione che il concilio Vaticano II sia stato e sia ancora una grande grazia, la grazia maggiore donata alla chiesa del nostro tempo, perché essa riscopra la forza del Vangelo nella storia vissuta. Ma con molti che nella chiesa cattolica oggi stentano ad avere voce avvertiamo la sofferenza di non vedere al centro della comune attenzione proprio il Vangelo del Regno annunciato da Gesù ai poveri, ai peccatori, a quanti giacciono sotto il dominio del male, mentre cresce a dismisura la predicazione della Legge”.

Il convegno è nato come tentativo di dare voce al disagio che investe molti gruppi di laici credenti, disagio che nasce dal riconoscimento che la propria presenza nella comunità viene desiderata in quanto necessaria a mandare avanti le attività, ma sopportata e messa in discussione quando diventa l’offerta di un punto di vista diverso sulla realtà” (Paola Bignardi).

L’incontro ha visto da un lato la proposizione di tutti i contributi, giunti da ogni parte d’Italia, dall’altro le relazioni di Paolo Giannoni, oblato Camaldolese, e di don Pino Ruggeri, che hanno guidato la riflessione, rimettendo al centro dell’attenzione temi forti del Concilio che in questi anni sono via via passati in second’ordine: la liturgia come sorgente di libertà; la chiamata della Chiesa a seguire Gesù povero; la misericordia di Dio come fondamento dell’annuncio; infine, tutte le persone che le desideravano hanno avuto uno spazio di parola per esprimere il proprio punto di vista o narrare la propria esperienza.

Abbiamo tentennato un po’, prima di decidere di partecipare all’incontro: c’era il dubbio che si risolvesse in un incontro di “reduci” dei primi anni settanta, quando nella chiesa la contestazione si è diffusa a macchia d’olio, portando con sé frutti ancora fruibili ma anche forzature che hanno creato confusione, delusione, allontanamenti. Sull’altro piatto della bilancia, la curiosità e la speranza di incontrare esperienze – analoghe alla nostra – che vivono ogni giorno il disagio profondo di essere marginali ed ininfluenti nella riflessione della Chiesa.

Ma ne valeva la pena.

Ci siamo imbattuti in un’esperienza vitale, in un incontro di adulti che hanno avuto il tempo e il modo di parlare della propria vita, delle proprie scelte, della propria fatica di vivere in prima persona le scelte conciliari, anche e nonostante la disattenzione della chiesa ufficiale.

Nessun rancore, nessuna rivendicazione, solo la ricerca di uno spazio per dire, condividere, rendere visibile, i mille modi in cui lo Spirito ha ispirato nelle coscienze di tante persone un modo scarno, esigente e fraterno di vivere la propria fede nel Regno di Dio.

E’ stato sorprendente partecipare ad una assemblea, sinodale davvero e non prefabbricata, in cui ciascuno ha avuto spazio e parola, in cui la riflessione, partita dai mille rivoli dei contributi giunti al convegno, si è raccolta nelle relazioni centrali e si è nuovamente sparsa a valle, negli interventi, nelle esperienze che hanno narrato la semplice e nascosta realtà di tanti laici che vivono la scommessa del concilio dentro la chiesa, anche quando non condividono la linea “ufficiale” dettata dalle gerarchie ecclesiastiche: “non senza, non contro, non sotto”, nella riscoperta dell’esigenza di “estendere alla intera comunità ecclesiale, ed anche alla sua componente istituzionale, quella esercitazione, quella lotta spirituale anti-idolatrica simboleggiata dal digiuno, dalla ricerca del silenzio, dalla rinunzia a occupare spazi, pratiche virtuose che ancor oggi viviamo perlopiù come appello alla singola persona del discepolo. Non è forse richiesto invece in quest’ora di passare in questa lotta dal verbo al singolare al verbo al plurale?”.

Il Vangelo che abbiamo ricevuto: a Firenze sinodo informale di credenti

(da “Jesus”, maggio 2009)

Si sono autoconvocati a Firenze per sabato 16 maggio. Monaci, teologi, laici, sacerdoti, parrocchie, fedeli “sfusi” e membri attivi di associazioni ecclesiali. L´obiettivo, come hanno scritto nel manifesto di invito, non è la «creazione di un movimento» o di una «Chiesa alternativa», ma quello di non far spegnere «la libertà dei figli di Dio, il confronto sine ira, la comunione, lo scambio».

Il disagio che una parte del popolo di Dio sente, «la sofferenza di non vedere al centro della comune attenzione proprio il Vangelo del Regno annunciato da Gesù ai poveri, ai peccatori, a quanti giacciono sotto il dominio del male, mentre cresce a dismisura la predicazione della Legge», saranno al centro del dibattito. «Vorrei però che fosse chiaro che questo incontro non è contro nessuno, ma è per qualcosa», spiega don Paolo Giannoni, oblato camaldolese, e uno dei principali promotori dell´iniziativa. Dal suo eremo di Mosciano, in Toscana, precisa che «nessuno è escluso da questo cammino. L´atteggiamento è inclusivo, di apertura. E dice di una Chiesa che, come la veste di Gesù, tessuta tutta d´un pezzo, è unita, ma non uniforme. Uniformarla significherebbe perdere la sua grande ricchezza. Di fronte a un metodo, che da anni si va affermando in via escludente, vogliamo un´apertura che dica chiaramente che il Signore ci ha chiamati a edificare non una Chiesa che condanna, ma una Chiesa che manifesti la misericordia del Padre, viva nella libertà dello Spirito, sappia soffrire e gioire con ogni donna e con ogni uomo che le è dato di incontrare».

Non sono stati gli ultimi atteggiamenti di Cei e Vaticano, la mobilitazione per il caso di Eluana Englaro o il ritiro della scomunica ai Lefebvriani, a spingere alla riflessione. La convocazione di Firenze non è una reazione a caldo alle ultime vicende. L´iniziativa ha preso corpo oltre un anno fa, il titolo del convegno Il Vangelo che abbiamo ricevuto è stato deciso già lo scorso novembre e la sede, infine, fissata all´inizio dello scorso febbraio. Quando l´invito ha cominciato a circolare, le adesioni si sono infittite di giorno in giorno, dal Sud al Nord, da comunità storiche a singoli fedeli, da teologi come Stella Morra, Armido Rizzi, Oreste Aime, a monaci come il servita Camillo De Piaz, a storici come Bruna Bocchini Camaiani, Fulvio De Giorgi, Alberto Melloni.

«Quando sono stato sollecitato a prendere questa iniziativa», racconta ancora don Giannoni, «ero un po´ incerto. Anche perché credo che, a volte, uscire in pubblico sia controproducente. Poi, però, ascoltando tante persone, anche quelle che vengono qui all´eremo, mi sono reso conto che c´è, nella Chiesa, un malessere che va portato a chiarimento. Ci sono persone che oggi sentono la difficoltà di essere Chiesa. Negli anni del Concilio si stava nella Chiesa per la sua bellezza, oggi per motivi di fede. Ma bisogna aiutare a credere. Vedo tante esperienze di parrocchie e gente comune che coltiva la ricerca di fedeltà al Vangelo e al Vaticano II ma, in questa ricerca, c´è molta solitudine. L´incontro di Firenze serve anche a mettersi in rete perché l´isolamento che si percepisce non determini sconforto». Un appuntamento, dunque, per confermarsi a vicenda nella fede, per riprendere la parola pubblicamente contro quello “scisma sommerso” già denunciato nel 1991 dallo stesso don Giannoni e poi da Pietro Prini. Per ridare coraggio e spazio ai tanti credenti che, in contrasto con l´apparente trionfo di una Chiesa che grida, si allontanano silenziosamente da essa.

Don Paolo Giannoni condurrà il secondo momento della riflessione di Firenze, quello sulla forza del Vangelo. La prima parte, invece, è affidata a Enrico Peyretti, torinese, esperto di nonviolenza. Peyretti sintetizzerà le numerose testimonianze raccolte in vista della giornata. Che si concluderà con la riflessione sulla Chiesa della fraternità e della sororità proposta dal teologo catanese Pino Ruggieri. «Sarà un´esperienza di Chiesa sinodale», conclude don Giannoni, «cui dovrebbe seguire una tre giorni che dia ordine a quanto emergerà. Ma non c´è nulla di stabilito. Decideremo lì, in libertà, come camminare insieme».