Ancora sull’Atrio dei Gentili (Enzo Bianchi)

Nella rubrica “Caro Diogneto” su Jesus di aprile, il priore di Bose Enzo Bianchi pubblica una riflessione a partire dal già citato discorso di auguri di Benedetto XVI alla Curia romana nel dicembre scorso, là dove si afferma che che “la Chiesa dovrebbe anche oggi aprire una sorta di «cortile dei gentili» dove gli uomini possano in una qualche maniera agganciarsi a Dio, senza conoscerlo e prima che abbiano trovato l’accesso al suo mistero, al cui servizio sta la vita interna della Chiesa”.

“Il Tempio di Gerusalemme – scrive Enzo Bianchi – era il luogo in cui Dio aveva fissato la sua presenza e per questo il popolo di Israele saliva alla collina del Tempio per “incontrare Dio”, per “vedere il suo volto”, per adorarlo e ascoltare la sua voce. Attorno a quella stanza cubica chiamata “Santo dei santi” – il luogo della presenza di Dio, la cui vista da parte dei credenti era preservata da una tenda – vi era uno spazio riservato ai sacerdoti per compiere i sacrifici, quindi un altro spazio destinato ai credenti figli di Israele, uomini e donne… Ma nella medesima zona del Tempio vi era anche un’altra area, pensata per gli “altri”, i non ebrei, i non credenti nel Dio Uno e unico di Abramo, di Isacco e di Giacobbe: uno spazio per gli altri, così come al centro vi era quello spazio per l’Altro-Dio”. Continua…

Giovedì della Facoltà a Torino: c’è Enzo Bianchi

La Facoltà di Teologia di Torino ha promosso i giovedì dedicati al “Corpo nel pensiero cristiano”. Giovedì 28 gennaio – alle 21 presso l’Aula magna della Facoltà in via XX Settembre 83 a Torino – interverrà Enzo Bianchi, priore di Bose, su “La divino-umanità di Gesù nella Bibbia e nei padri”. Il 18 febbraio sarà invece la volta di don Ermis Segatti, con una conferenza sul tema “L’incarnazione nelle culture e nelle religioni”. Informazioni: tel. 011 4360249, email facteo@diocesi.torino.it, web www.teologiatorino.it

I Giovedì della Facoltà teologica” sono una occasione di incontro e di riflessione sui temi teologici di maggiore attualità. Gli incontri sono rivolti a tutti: laici, religiosi e religiose, sacerdoti, nella convinzione che la teologia possa e debba essere non un affare per pochi addetti ai lavori, ma un’opportunità di tutti i cristiani adulti, che cercano di dare spessore e profondità alla propria fede.

Lo stile dell’annuncio: dal “come” dipende la fede stessa

enzo-bianchi1Una bella citazione di Enzo Bianchi (Priore di Bose); è tratta da Jesus

L’azione dei cristiani nella polis non deve mai prescindere dallo stile di comunicazione e di prassi: istanza fondamentale, perché lo stile è importante quanto il contenuto del messaggio, soprattutto per noi cristiani. Già nei Vangeli si trova sulla bocca di Gesù un’insistenza maggiore sullo stile che non sul contenuto dell’annuncio, che è sempre sintetico e preciso: “Non fate come gli ipocriti” (Mt 6,2.5.16); “Andate come pecore tra i lupi” (Mt 10,16); “Imparate da me che sono mite e umile di cuore” (Mt 11,29)… Sì, lo stile con cui il cristiano sta nella compagnia degli uomini è determinante: dal “come” dipende la fede stessa, perché si può annunciare un Gesù che racconta Dio nella mitezza, nell’umiltà, nella misericordia, e farlo con stile arrogante, con toni forti o addirittura con atteggiamenti che appartengono alla militanza mondana! E proprio per salvaguardare lo stile cristiano occorre anche resistere alla tentazione di contarsi, di farsi contare, di esibire la propria forza. La fede non è questione di numeri ma di convinzione profonda e di grandezza d’animo – si potrebbe dire parafrasando Ignazio di Antiochia (“Ai Romani” III,3) -, di capacità di non avere paura dell’altro, del diverso, ma di saperlo ascoltare con dolcezza, discernimento e rispetto. Dallo stile dei cristiani del mondo dipende l’ascolto del Vangelo e la sua accoglienza come buona o come cattiva comunicazione e quindi, come buona o cattiva notizia.

Enzo Bianchi (da “Jesus” marzo 2009)