Ritorna “Chiacchiere intorno a un film”

Monsieur Lazhar loca 03L’associazione culturale l’Atrio dei Gentili di Fossano ripropone l’iniziativa dal titolo “Chiacchiere intorno a un film” già sperimentata con successo negli anni scorsi. L’obiettivo non è tenere una discussione “seriosa” tipo cineforum, ma offrire un’occasione per vedere un bel film e chiacchierare “ascoltando gli occhi, provocati a vedere l’invisibile”… Il film in cartellone è “Monsieur Lazhar”, pellicola franco-canadese del 2011 diretta da Philippe Falardeau (tratta dal libro del 2004 “Au bout du fil. Bashir Lazhar” di Evelyne De La Chenelière). Il film è stato candidato ai Premi Oscar nel 2012 nella categoria “miglior film straniero”.
La trama. Bashir Lazhar, immigrato a Montréal dall’Algeria e segnato da un passato doloroso, si presenta per il posto di supplente in una classe sconvolta dall’improvvisa scomparsa della maestra. Nonostante le differenze culturali e i suoi metodi non proprio convenzionali, il nuovo maestro conquista la fiducia e l’affetto dei suoi alunni. Attraverso le favole, la poesia e la forza della parole, Bashir aiuterà la classe a superare il momento difficile e a riscoprire il valore dell’amicizia.
L’appuntamento è per sabato 30 novembre presso la sede della Biblioteca comunale (in via Cussino 15) a Genola. L’evento è organizzato in collaborazione con l’associazione genolese “In Cortile”. Lo schema della serata è quello collaudato nelle precedenti edizioni: si inizia alle 18,30 con la proiezione del film (si raccomanda la puntualità); seguono la “chiacchierata-riflessione” e, a conclusione, la cena in cui si condivide insieme quanto ognuno ha portato con sé. L’ingresso è libero e la partecipazione è aperta a tutti, anche a famiglie con bimbi (questi ultimi troveranno spazi e animatori). Per info Barolo Carlo e Maria Paola tel. 0172.693160 (ore serali).

Roberto Mancini: “La vera emergenza educativa sono gli adulti”

“In questo contesto mondiale in cui tutti i governanti e le istituzioni ci parlano di crisi e di sacrificio, gli adulti si sono arresi al pessimismo, si sono arresi alla propaganda del sacrificio e della depressione. Occorre che gli adulti si risveglino, che diano cuore, corpo e ragione alla loro umanità”. Lo ha detto a Rovereto a fine settembre il prof. Mancini il quale – intervenendo a Educa 2011 – si è detto convinto che serva un nuovo umanesimo per uscire dalla crisi. Non ha fatto sconti a nessuno né alla chiesa cattolica “appesantita e autoreferenziale”, né alla politica “incapace di progettualità”, né all’economia che “chiede solo sacrifici agli altri”.

 Roberto Mancini, professore di Filosofia teoretica all’ Università di Macerata ha affermato che la vera emergenza educativa non sono i giovani, bensì gli adulti. “Spenti, privi di passioni” li ha definiti.  
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Chiacchiere intorno al film “Corpo celeste”

Ritorna l’iniziativa “Chiacchiere intorno a un film”. Sabato 3 dicembre (alle 18,30), presso i locali della cascina Sacerdote a Fossano (via dello Stagno), viene proiettato “Corpo celeste”, esordio alla regia di Alice Rohrwacher, film presentato quest’anno al festival di Cannes (Quinzaine des Réalisateurs). L’obiettivo della serata non è tenere una discussione “seriosa” tipo cineforum, ma offrire un’occasione per chiacchierare “ascoltando gli occhi, provocati a vedere l’invisibile”.
Molto liberamente tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice Anna Maria Ortese, “Corpo Celeste” è la storia di formazione di una ragazzina che, per motivi che non dipendono da lei, viene estrapolata dal contesto in cui viveva e riportata a vivere nel sud Italia. Marta che ha tredici anni, vive con grande inquietudine questo nuovo universo sconosciuto e pieno di contraddizioni. La frequentazione della parrocchia non riesce a darle risposte, ma la aiuta a cercare la sua via (altre notizie sul sito ufficiale).
L’appuntamento è presso la Cascina Sacerdote a Fossano: si inizia con la proiezione del film (siate puntuali!); segue la “chiacchierata-riflessione” e, a conclusione (verso le 21), la cena in cui si condivide insieme quanto ognuno ha portato con sé.
L’ingresso è libero. La partecipazione è aperta a tutti, in modo particolare ai giovani e quanti si occupano di tematiche educative dentro e fuori la chiesa. Per le famiglie con bimbi è a disposizione l’attiguo spazio della Ludoteca, con la supervisione di un animatore.
Per ulteriori informazioni rivolgersi al presidente dell’Atrio dei Gentili, Gino Grosso, tel. 0172.61225.

Scialla

Si fa un gran parlare di educazione e di giovani di questi tempi nella chiesa (e non solo), ma la sensazione è che i ragazzi, quelli veri, non ci siano in questi discorsi…
Se andate a vedere Scialla, film di Francesco Bruni in questi giorni nelle sale, invece i ragazzi li trovate: che bella commedia di risate e di magoni, che modo lieve di raccontare quel che pesa, che densità nella leggerezza…
Ci sono un padre non padre, adulto o forse no, un adolescente sedicenne figlio non figlio, perduto nel suo mondo o forse no, ci sono due amici preziosi ma anche no, c’è la scuola che facendo del suo meglio risulta rigida e quasi estranea, ma finisce per essere l’unico luogo dove si torna sempre, l’unico vero e svogliato “universo quotidiano” dei ragazzi (mitico il bidello fraterno e diseducativo!), c’è la droga presente sempre e facile, ma anche non usata, c’è un sottobosco di illegalità cialtrone eppure pericoloso, dove i confini non ci sono più e si scivola da una parte o dall’altra per stupidaggine e disattenzione.
Certo, l’ambientazione è Roma, città grande e notturna, con il suo gergo adolescenziale, i suoi Lungoteveri e i suoi motorini, le sue popolazioni infinite: ma sono davvero così diversi i paesi con la macchina di papà presa il sabato sera e il gironzolare all’infinito sullo stesso viale senza sapere dove andare?
Scialla nel gergo adolescenziale giovanile romano significa non prendertela, stai sereno, stai calmo; il suo contrario, che nel film torna spesso, è “accollarsi”, prendersela troppo a cuore, agitarsi inutilmente; c’è chi dice che scialla venga da shalom (pace), e chi sostiene che venga da inshallah (se Dio vuole): in ogni caso, come i ragazzi che ci stanno intorno, viene da lontano, da altrove, da una misteriosa radice divina che ha cura di una vita buona, ma che spesso parla una lingua che non riconosciamo.

Stella Morra

La protesta degli studenti

Una giornata spettrale, ieri a Roma. Via del Corso a mezzogiorno deserta come neppure il 15 di agosto. E poi il rumore improvviso di una massa vociante di studenti, colorati e anche un po’ spaventosi, come spavento fa sempre una folla che, in quanto folla, possiede poco cervello e molta pancia, capace di improvvise pazzie.
Poi un attimo di teso placarsi delle grida, quando un gruppetto cerca di rovesciare gli automezzi della polizia messi a bloccare l’accesso alle vie della politica e del potere. D’improvviso, da una via laterale, uno schieramento di poliziotti in tenuta antisommossa che battono ritmicamente i manganelli sugli scudi, con un fragore selvaggio di tamburi ancestrali…
Lo so, era per far sentire agli studenti l’arrivo della polizia e evitare che si sentissero presi di sorpresa, con reazioni inconsulte; lo so, ha funzionato, gli studenti sono arretrati e tranne qualche spintone non è successo nulla di grave, dunque è stato saggio decidere così. Ma non ho potuto evitare di pensare che era una scena cilena, e lo so che questo è la mia simbolica, non quella degli adolescenti o poco più che erano in piazza, che forse neppure sanno cosa è accaduto in Cile molti anni fa.
E’ stato così, o poco diverso, a Bologna, a Firenze, a Torino, a Pisa… quando la piazza si scatena, il criterio diventa contenere i danni, evitare la radicalizzazione e cercare di fare in modo che la pancia emotiva e la paura non causino morti.
Ma in mezzo ai calcoli politici, alle convenienze di chi vuole far cadere/non far cadere il governo, alle letture ideologiche, chi raccoglierà la domanda di partecipazione e di democrazia, di protagonismo che sta emergendo da una generazione (anzi da due o tre, dagli studenti delle superiori ai non più tanto giovani ricercatori precari delle università) di questo disagio pragmatico e non ideologico che abbiamo visto per le strade e nelle scuole occupate?
Irragionevoli? Certo! Con tutte le dismisure adolescenziali? Certo! Perché dovrebbero essere più adulti di noi questi ragazzi e saper agire politicamente quando noi abbiamo da vent’anni almeno smesso di pensarci politicamente?
Nel decennio che la chiesa italiana dedica all’educazione, quale assordante silenzio sale dalle comunità cristiane in quest’occasione… neppure una parola a difesa della scuola pubblica, neppure una richiesta di attenzione allo sguardo educativo necessario. Anche qui, lo so, molti (davvero molti) cristiani che lavorano e vivono nella scuola stanno spendendosi e facendo del loro meglio, per ascoltare, capire, assumersi responsabilità. Ma non possiamo fare di questo impegno una presa di parola pubblica? O, almeno, un’occasione per un esame di coscienza sulla nostra capacità di essere cittadini e adulti.

Stella Morra