Il respiro corto delle chiese locali

marcello neriCredo sia facile percepire una certa fatica, all’interno delle Chiese locali, nell’approfittare degli spazi sempre più ampi che papa Francesco viene preparando loro passo dopo passo. E non penso qui a quelle diocesi in cui vescovi e fedeli non si sentono sintonici con le linee che lui va tracciando per un nuovo immaginario della fede e delle comunità cristiane. Anzi, penso proprio a quelle Chiese locali che sentono e vivono tutto ciò come una benedizione da lungo attesa.

Come se le possibilità improvvisamente apertesi davanti a noi ci avessero lasciato senza fiato, quasi impauriti di non poter delegare più le responsabilità della fede, oppure di poterci trincerare dietro la scusa di un apparato ecclesiastico che rema compatto in direzioni opposte… Continua a leggere

Marcello Neri, SettimanaNews, 14 settembre 2017

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Il “Santo Popolo di Dio” come orizzonte

papa discorsoLa recente lettera di papa Francesco al card. Marc Ouellet (in fondo trovate un’ampia sintesi in formato pdf), in quanto presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina (datata 19 marzo, ma resa pubblica il 26 aprile) è l’ennesimo testo di questo papa che può essere liquidato con facili considerazioni (riguarda solo un continente, l’America Latina appunto; è un breve testo non sistematico dato che si sa che questo papa non è teologo; e così via…); oppure si può prenderla sul serio, come stimolo che un pastore “non-qualsiasi”, il Vescovo di Roma, offre alle chiese, avendo probabilmente in mente una pluralità di riferimenti che vanno ben oltre l’occasione che ha generato il testo. A questa seconda ipotesi spinge anche il fatto che il testo contiene significative autocitazioni da “Evangelii Gaudium”, quasi a richiamare appunto un orizzonte più largo e universale. E quando si riferisce a una esperienza specifica dell’America latina (la così detta “pastorale popolare”) ne riferisce la definizione non a documenti del Celam (Conferenze episcopali latino americane), ma all’ “Evangeli Nuntiandi” di Paolo VI…

A noi sembra che questa lettera, tutt’altro che di occasione, segni un passaggio fondamentale nel cammino che il Vescovo di Roma sembra aver intrapreso con assoluta determinazione: una recezione del Concilio Vaticano II che superi l’assunzione “materiale” della parole e dei concetti e ne assuma invece ben più radicalmente la forma in pienezza.

La questione è tutta nelle prime righe: assumere come orizzonte di riferimento il Santo Popolo fedele di Dio. È questo il punto di vista, la logica interpretativa, il centro e il soggetto chiave di ogni pensiero e parola sulla chiesa. E questo poiché “guardare al Popolo di Dio è ricordare che tutti facciamo il nostro ingresso nella Chiesa come laici”. È la vita ordinaria la vera materia della fede, la vita così come è, e tutto ciò che facciamo (pastorale, servizi, organizzazioni, ministeri…) è a servizio del fatto che questa vita fiorisca tra le mani di Dio per tutti.

Così non stupisce che il vero pericolo sia individuato nel clericalismo, anche quello dei laici (“Senza rendercene conto, abbiamo generato una élite laicale credendo che sono laici impegnati solo quelli che lavorano in cose “dei preti”, e abbiamo dimenticato, trascurandolo, il credente che molte volte brucia la sua speranza nella lotta quotidiana per vivere la fede”) e che si trovino affermazioni che possono sembrarci fin troppo forti (“Non è mai il pastore a dover dire al laico quello che deve fare e dire, lui lo sa tanto e meglio di noi. Non è il pastore a dover stabilire quello che i fedeli devono dire nei diversi ambiti”).

Noi, i laici, saremo in grado di “sentire cum Ecclesiam” nel raccogliere questa sfida e insieme ai nostri pastori servire il Regno di Dio?

Stella Morra

Lettera a Marc Ouellet

Don Tony era la nostra porta aperta, uno di quelli che ci hanno fatto amare la chiesa

Grasso don AntonioSalutare chi ci lascia è sempre anche salutare un pezzo della nostra vita, a volte molto intima e personale; alcune persone poi hanno però segnato anche un pezzo di vita comune, rappresentano un tratto della storia che condividiamo, in un misterioso intreccio tra “dentro e fuori”, tra sentimenti personali e memorie condivise, che impone una
parola detta o scritta.

È il caso di don Tony, don Antonio Grasso, sacerdote fossanese che ci ha lasciato in questi giorni a ottant’anni… Intere generazioni di studenti del Liceo di Fossano e di giovani e adolescenti passati per Acceg
lio e nei gruppi di Azione Cattolica condividono il ricordo dei suoi scarponi (e delle sue pedate!), delle sue parole, della sua passione e del modo in cui ha segnato, anche spigolosamente, il volto conciliare della chiesa fossanese e la faticosa ricerca di costruire luoghi quotidiani educativi, aperti alla città, leggeri e insieme antichi e solidi. Ricerca (ma certo lui non lo avrebbe detto così!) di una forma di chiesa insieme un po’ anarchica e assai tradizionale, o forse assai tradizionale proprio perché un po’ anarchica…

Discussioni infinite e appassionate, condivisione di sciocchezze, sogni, cene e cose assai serie, campi di lavoro e corsi per gli animatori, attenzione alla politica nel suo valore più serio di “squisita forma di carità”, ma soprattutto tempo, tempo regalato ad adolescenti confusi e assoluti quali eravamo, tempo di ascolto e di rimbrotti, tempo in cui abbiamo avuto davanti un adulto (e un prete) nelle proprie scarpe (anzi, nei propri scarponi…), con i suoi limiti e i suoi doni, ma sempre gratuito e solido, che per noi c’era. Serve forse altro per crescere?

Lo so, questo ricordo è visto dagli occhi della quindicenne che ero e altri avranno altre prospettive. E una parola richiesta dalla memoria e dalla gratitudine imporrebbe anche di dire della solitudine in cui è stato lasciato in certi passaggi, delle polemiche, di una chiesa che ha faticato a darsi pace sul proprio cambiamento e ha imposto prezzi assai cari a chi lo aveva intuito. Ma non ho la visuale necessaria a esprimere questo e spero che su questo altri prendano la parola: io so solo che noi stavamo dalla sua parte, senza riserve, perché don Tony era la nostra porta aperta, uno di quelli che ci hanno fatto amare la chiesa, anche quella che non capivamo, e che ci hanno fatto pensare che si poteva rimanere nella casa comune anche soffrendo, anche brontolando, anche arrabbiati come eravamo.

Grazie don Tony, dunque: se so che si può (e si deve a volte) essere “di parte” e questo non è il contrario di amare profondamente, se so che si può (e si deve a volte) discutere e litigare e battersi per ciò che si crede buono e contemporaneamente volere davvero bene alle persone, lo devo a lei, lo dobbiamo a lei (non ho mai imparato a darle del tu, mi spiace).

Sarà per questo che non sono così scioccata di fronte a certe uscite di papa Francesco, che lasciano molti perplessi: penso spesso che queste cose le avevo già sentite, quarant’anni fa, da don Tony… Vede, don Tony, ancora una volta aveva ragione lei…

Stella Morra

La fine di “un” mondo…

cem sito webPubblichiamo una riflessione del teologo-biblista Brunetto Salvarani su quanto avviene nel campo della stampa di matrice cattolico-missionaria (grazie a Stella Morra per la segnalazione).

Sono settimane e mesi di lavori in corso, qui al CEM. Stiamo riflettendo sulla necessità di cambiare, convinti come siamo – e da tempo – che l’odierno quadro politico, culturale e sociale richieda da parte nostra un salto di qualità: ben sapendo che la sfida che abbiamo di fronte, quella di offrire una proposta, giornalistica e non solo, all’altezza della situazione, si presenta tutt’altro che agevole. Del resto, come avevamo sottotitolato il nostro cinquantaquattresimo convegno nazionale, che avrebbe dovuto tenersi a Trevi a fine agosto e invece siamo stati costretti ad annullare per la scarsità delle prenotazioni (ahimè), “chi non si rigenera degenera”. E dunque, coerentemente, stiamo cercando di rigenerarci, guardando al futuro ma senza dimenticare il passato. Presto saremo in grado di dirvi di più, per ora credo utile inserire questo nostro sforzo all’interno di una fase assai complessa per le testate del nostro microcosmo, e a noi vicine. L’anno scorso, per fare appena qualche esempio, hanno chiuso il semestrale della EMI Ad gentes e il mensile dei gesuiti Popoli; e qualche settimana fa le Edizioni Dehoniane di Bologna hanno annunciato per la fine del 2015 la chiusura di due riviste gloriose come Il Regno e Settimana. Al di là della personale profonda sofferenza che provo per la scomparsa di periodici su cui mi sono formato e sono cresciuto, tento di ragionare brevemente e a voce alta sull’accaduto, e di fornire qualche chiave di lettura, per cercare di capire e per contribuire a far sì che fatti simili non avvengano del tutto invano.

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“Ora la sinodalità della Chiesa non è più un optional”

melloni albertoL’agenzia Sir ha pubblicato una bella intervista allo storico Alberto Melloni (che più volte abbiamo invitato a Fossano), nell’ambito di una serie di riflessioni a conclusione del recente Sinodo straordinario dei vescovi sulla famiglia.

Terminati i lavori del Sinodo straordinario sulla famiglia, è tempo di sintesi e di prospettive per gettare luce sul cammino che porterà nel 2015 alla seconda e definitiva tappa del percorso sinodale. Abbiamo chiesto al prof. Alberto Melloni, ordinario di storia del cristianesimo nell’Università di Modena-Reggio Emilia e direttore della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII di Bologna, un suo parere sull’evento Sinodo nel suo insieme.

Si è appena conclusa la prima tappa del Sinodo straordinario sulla famiglia. Che bilancio si sente di tracciarne in relazione alla Chiesa cattolica nel suo insieme?

“Sicuramente un bilancio molto positivo per diversi motivi. Il primo è che Papa Francesco ne ha fatto un esperimento tipico del suo modo di affrontare le questioni istituzionali, cioè riuscire a fare delle azioni di riforma della Chiesa ‘a norme invariate’, e su questo ha ottenuto un grosso risultato. Questo Sinodo è stato infatti un luogo di confronto di opinioni, non fra ‘capi’ ma fra chiese, non di sensibilità dei singoli, ma di sensibilità delle chiese. Una seconda ragione è che questo Sinodo ha sollecitato tutti ad accettare un principio chiave del Concilio Vaticano II che è quello della cosiddetta ‘pastoralità’. I padri sinodali infatti hanno affrontato questioni concrete, non a partire dalla costruzione a tavolino di equilibri di tipo dottrinale, ma misurandosi con la cura pastorale concreta le cui ricadute non sono certo minori dell’aspetto dottrinale. Una terza ragione è che questo Sinodo ha rappresentato l’uscita da una difficile stagione del cattolicesimo romano, caratterizzata da ‘molto mugugno e poco pensiero’, cioè una certa resistenza a dire o far dire cose che non sono gradite o gradevoli a chi sta più in alto. In definitiva, è emerso con forza che la sinodalità della Chiesa non è un optional, ma parte integrante della sua esperienza e struttura, e che essa non serve a ridurre i conflitti ma a farli emergere e trasformarli in ingredienti di una maggiore comunione”.

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Seminario sulla EG, le registrazioni

Pra d Mill 2014 su EGSono disponibili i materiali (relazioni, sintesi, registrazioni…) dei vari interventi al Seminario di studio sulla Esortazione apostolica post sinodale “Evangelii Gaudium” di Papa Francesco, svoltosi a Pra d Mill, presso il monastero “Dominus tecum”, dal 4 al 6 luglio 2014.

  1. Relazione introduttiva di Stella Morra “Pulirsi gli occhiali: note metodologiche di lettura”: documento pdf (Relazione Intro Stella Morra) e file mp3 (suddiviso in tre parti):
  2. Relazioni di Cristina Simonelli e Ignazio Ingrao “C’è vita oltre queste mura: leggere in orizzonti più ampi”: documento pdf della relazione di Ingrao (Relazione Ignazio Ingrao) e file mp3 04_Relazioni Simonelli e Ingrao
  3. Lectio divina di Stella Morra su Apocalisse 1-3: file mp3 05_Lectio Stella Morra
  4. Sintesi ragionate dei 5 capitoli della “Evangelii Gaudium” in formato pdf:

Le voci delle donne nella Chiesa: convegno a Torino

Il coordinamento della rete torinese “Chiccodisenape” organizza un convegno dedicato alle donne nella Chiesa. L’incontro si terrà nella sala conferenze di Santa Rita a Torino sabato 29 marzo a partire dalle 9,30 e vedrà la partecipazione di Stella Morra, Ilaria Zuanazzi, Clementina Mazzucco e Morena Baldacci. Nel volantino (Le voci delle donne) i dettagli sui temi affrontati e sull’organizzazione della giornata. Le voci delle donne nella Chiesa è un’occasione inedita per riflettere su un tema sempre più urgente per la vita ecclesiale.
Sul  sito Chiccodisenape trovate articoli e approfondimenti in preparazione al convegno.