Il Papa parla nuovamente di atrio dei gentili

Il 16 maggio scorso è stata celebrata la 44ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: tema: “Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: i nuovi media al servizio della Parola”. Nel suo messaggio Benedetto XVI ha di nuovo parlato di “cortile dei gentili” (lo aveva già fatto nel dicembre 2009, nel discorso di auguri alla Curia romana). Ecco il passaggio che ci interessa:

«Nel Messaggio dello scorso anno ho incoraggiato i responsabili dei processi comunicativi a promuovere una cultura di rispetto per la dignità e il valore della persona umana. E’ questa una delle strade nelle quali la Chiesa è chiamata ad esercitare una “diaconia della cultura” nell’odierno “continente digitale”. Con il Vangelo nelle mani e nel cuore, occorre ribadire che è tempo anche di continuare a preparare cammini che conducono alla Parola di Dio, senza trascurare di dedicare un’attenzione particolare a chi si trova nella condizione di ricerca, anzi procurando di tenerla desta come primo passo dell’evangelizzazione. Una pastorale nel mondo digitale, infatti, è chiamata a tener conto anche di quanti non credono, sono sfiduciati ed hanno nel cuore desideri di assoluto e di verità non caduche, dal momento che i nuovi mezzi consentono di entrare in contatto con credenti di ogni religione, con non credenti e persone di ogni cultura. Come il profeta Isaia arrivò a immaginare una casa di preghiera per tutti i popoli (cfr Is 56,7), è forse possibile ipotizzare che il web possa fare spazio – come il “cortile dei gentili” del Tempio di Gerusalemme – anche a coloro per i quali Dio è ancora uno sconosciuto? Lo sviluppo delle nuove tecnologie e, nella sua dimensione complessiva, tutto il mondo digitale rappresentano una grande risorsa per l’umanità nel suo insieme e per l’uomo nella singolarità del suo essere e uno stimolo per il confronto e il dialogo. Ma essi si pongono, altresì, come una grande opportunità per i credenti. Nessuna strada, infatti, può e deve essere preclusa a chi, nel nome del Cristo risorto, si impegna a farsi sempre più prossimo all’uomo».

Se il Papa apre il cortile dei Gentili

Dopo il già citato discorso del Papa che auspica l’apertura all’interno della Chiesa di una sorta di cortile dei Gentili, ci sono stati commenti di vario tipo sui giornali. L’articolo di Alberto Melloni sul Corriere della Sera (5 gennaio 2010) mi sembra particolarmente interessante.

Ecco le prime righe: «La Chiesa dovrebbe anche oggi aprire una sorta di “cortile dei Gentili”, dove gli uomini possano in una qualche maniera agganciarsi a Dio, senza conoscerlo e prima che abbiano trovato l’ accesso al suo mistero». Così il Papa Benedetto XVI, nel discorso per gli auguri natalizi alla Curia romana, proponeva una formulazione del rapporto fra comunità credente e umanità in ricerca le cui suggestioni lessicali e storiche meritano di essere dipanate con cura. Il «cortile» al quale il Papa si è riferito si trovava nel tempio di Gerusalemme, riadornato da Erode e terminato pochi anni prima che Tito lo distruggesse. In quella maestosa struttura, dopo le porte e i portici, c’era l’Atrio dei Gentili: una grande piazza dove stavano venditori e cambiavalute – quelli che Gesù scaccia per purificare con la foga del profeta anche quello spazio nel quale potevano entrare i non circoncisi dei popoli «altri», distinti da quello che era «il» popolo della promessa. Oltre una balaustra che delimitava l’Atrio, al di là di scritte che minacciavano la morte agli incirconcisi che avessero violato sacrilegamente quel confine sacro, stava il cuore del tempio coi luoghi destinati al culto e al sacrificio. Da queste zone erano esclusi i «popoli»: goym in ebraico, ethni in greco, in latino gentiles dal plurale di gens… (continua).

Il Papa cita… l’Atrio dei Gentili

Ebbene sì, un po’ di orgoglio non guasta ogni tanto. Nel suo Discorso di Auguri alla Curia Romana (datato 21 dicembre 2009) Benedetto XVI parla… dell’Atrio dei Gentili. Possiamo davvero dire, come ha commentato Stella Morra, che… precediamo anche il papa! Ecco la citazione (quasi alla fine del suo discorso):

“Come primo passo dell’evangelizzazione dobbiamo cercare di tenere desta la ricerca (di Dio); dobbiamo preoccuparci che l’uomo non accantoni la questione su Dio come questione essenziale della sua esistenza. Preoccuparci perché egli accetti tale questione e la nostalgia che in essa si nasconde. Mi viene qui in mente la parola che Gesù cita dal profeta Isaia, che cioè il tempio dovrebbe essere una casa di preghiera per tutti i popoli (cfr Is 56, 7; Mc 11, 17). Egli pensava al cosiddetto cortile dei gentili, che sgomberò da affari esteriori perché ci fosse lo spazio libero per i gentili che lì volevano pregare l’unico Dio, anche se non potevano prendere parte al mistero, al cui servizio era riservato l’interno del tempio. Spazio di preghiera per tutti i popoli – si pensava con ciò a persone che conoscono Dio, per così dire, soltanto da lontano; che sono scontente con i loro dèi, riti, miti; che desiderano il Puro e il Grande, anche se Dio rimane per loro il “Dio ignoto” (cfr At 17, 23). Essi dovevano poter pregare il Dio ignoto e così tuttavia essere in relazione con il Dio vero, anche se in mezzo ad oscurità di vario genere. Io penso che la Chiesa dovrebbe anche oggi aprire una sorta di “cortile dei gentili” dove gli uomini possano in una qualche maniera agganciarsi a Dio, senza conoscerlo e prima che abbiano trovato l’accesso al suo mistero, al cui servizio sta la vita interna della Chiesa. Al dialogo con le religioni deve oggi aggiungersi soprattutto il dialogo con coloro per i quali la religione è una cosa estranea, ai quali Dio è sconosciuto e che, tuttavia, non vorrebbero rimanere semplicemente senza Dio, ma avvicinarlo almeno come Sconosciuto”.

(grazie a Stella per la segnalazione)