Il respiro corto delle chiese locali

marcello neriCredo sia facile percepire una certa fatica, all’interno delle Chiese locali, nell’approfittare degli spazi sempre più ampi che papa Francesco viene preparando loro passo dopo passo. E non penso qui a quelle diocesi in cui vescovi e fedeli non si sentono sintonici con le linee che lui va tracciando per un nuovo immaginario della fede e delle comunità cristiane. Anzi, penso proprio a quelle Chiese locali che sentono e vivono tutto ciò come una benedizione da lungo attesa.

Come se le possibilità improvvisamente apertesi davanti a noi ci avessero lasciato senza fiato, quasi impauriti di non poter delegare più le responsabilità della fede, oppure di poterci trincerare dietro la scusa di un apparato ecclesiastico che rema compatto in direzioni opposte… Continua a leggere

Marcello Neri, SettimanaNews, 14 settembre 2017

Don Tony era la nostra porta aperta, uno di quelli che ci hanno fatto amare la chiesa

Grasso don AntonioSalutare chi ci lascia è sempre anche salutare un pezzo della nostra vita, a volte molto intima e personale; alcune persone poi hanno però segnato anche un pezzo di vita comune, rappresentano un tratto della storia che condividiamo, in un misterioso intreccio tra “dentro e fuori”, tra sentimenti personali e memorie condivise, che impone una
parola detta o scritta.

È il caso di don Tony, don Antonio Grasso, sacerdote fossanese che ci ha lasciato in questi giorni a ottant’anni… Intere generazioni di studenti del Liceo di Fossano e di giovani e adolescenti passati per Acceg
lio e nei gruppi di Azione Cattolica condividono il ricordo dei suoi scarponi (e delle sue pedate!), delle sue parole, della sua passione e del modo in cui ha segnato, anche spigolosamente, il volto conciliare della chiesa fossanese e la faticosa ricerca di costruire luoghi quotidiani educativi, aperti alla città, leggeri e insieme antichi e solidi. Ricerca (ma certo lui non lo avrebbe detto così!) di una forma di chiesa insieme un po’ anarchica e assai tradizionale, o forse assai tradizionale proprio perché un po’ anarchica…

Discussioni infinite e appassionate, condivisione di sciocchezze, sogni, cene e cose assai serie, campi di lavoro e corsi per gli animatori, attenzione alla politica nel suo valore più serio di “squisita forma di carità”, ma soprattutto tempo, tempo regalato ad adolescenti confusi e assoluti quali eravamo, tempo di ascolto e di rimbrotti, tempo in cui abbiamo avuto davanti un adulto (e un prete) nelle proprie scarpe (anzi, nei propri scarponi…), con i suoi limiti e i suoi doni, ma sempre gratuito e solido, che per noi c’era. Serve forse altro per crescere?

Lo so, questo ricordo è visto dagli occhi della quindicenne che ero e altri avranno altre prospettive. E una parola richiesta dalla memoria e dalla gratitudine imporrebbe anche di dire della solitudine in cui è stato lasciato in certi passaggi, delle polemiche, di una chiesa che ha faticato a darsi pace sul proprio cambiamento e ha imposto prezzi assai cari a chi lo aveva intuito. Ma non ho la visuale necessaria a esprimere questo e spero che su questo altri prendano la parola: io so solo che noi stavamo dalla sua parte, senza riserve, perché don Tony era la nostra porta aperta, uno di quelli che ci hanno fatto amare la chiesa, anche quella che non capivamo, e che ci hanno fatto pensare che si poteva rimanere nella casa comune anche soffrendo, anche brontolando, anche arrabbiati come eravamo.

Grazie don Tony, dunque: se so che si può (e si deve a volte) essere “di parte” e questo non è il contrario di amare profondamente, se so che si può (e si deve a volte) discutere e litigare e battersi per ciò che si crede buono e contemporaneamente volere davvero bene alle persone, lo devo a lei, lo dobbiamo a lei (non ho mai imparato a darle del tu, mi spiace).

Sarà per questo che non sono così scioccata di fronte a certe uscite di papa Francesco, che lasciano molti perplessi: penso spesso che queste cose le avevo già sentite, quarant’anni fa, da don Tony… Vede, don Tony, ancora una volta aveva ragione lei…

Stella Morra

La fine di “un” mondo…

cem sito webPubblichiamo una riflessione del teologo-biblista Brunetto Salvarani su quanto avviene nel campo della stampa di matrice cattolico-missionaria (grazie a Stella Morra per la segnalazione).

Sono settimane e mesi di lavori in corso, qui al CEM. Stiamo riflettendo sulla necessità di cambiare, convinti come siamo – e da tempo – che l’odierno quadro politico, culturale e sociale richieda da parte nostra un salto di qualità: ben sapendo che la sfida che abbiamo di fronte, quella di offrire una proposta, giornalistica e non solo, all’altezza della situazione, si presenta tutt’altro che agevole. Del resto, come avevamo sottotitolato il nostro cinquantaquattresimo convegno nazionale, che avrebbe dovuto tenersi a Trevi a fine agosto e invece siamo stati costretti ad annullare per la scarsità delle prenotazioni (ahimè), “chi non si rigenera degenera”. E dunque, coerentemente, stiamo cercando di rigenerarci, guardando al futuro ma senza dimenticare il passato. Presto saremo in grado di dirvi di più, per ora credo utile inserire questo nostro sforzo all’interno di una fase assai complessa per le testate del nostro microcosmo, e a noi vicine. L’anno scorso, per fare appena qualche esempio, hanno chiuso il semestrale della EMI Ad gentes e il mensile dei gesuiti Popoli; e qualche settimana fa le Edizioni Dehoniane di Bologna hanno annunciato per la fine del 2015 la chiusura di due riviste gloriose come Il Regno e Settimana. Al di là della personale profonda sofferenza che provo per la scomparsa di periodici su cui mi sono formato e sono cresciuto, tento di ragionare brevemente e a voce alta sull’accaduto, e di fornire qualche chiave di lettura, per cercare di capire e per contribuire a far sì che fatti simili non avvengano del tutto invano.

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“Evangelii Gaudium” alla Gregoriana

GregorianaCari amici,
al link http://www.youtube.com/watch?v=a5EvwOwt4nM potete trovare il video della conferenza fatta presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma per presentare l’Esortazione apostolica “Evangelii Gaudium” di Papa Francesco… Detto così sembra poco, ma è stata una vera “discesa in campo” della Gregoriana e… insomma, se potete guardate e ascoltate.
Erano davvero molti anni che non sentivo discorsi così in pubblico nella Chiesa!

Stella Morra

Il sinodo dei vescovi si mette in ascolto

Il prossimo Sinodo dei vescovi (l’assemblea generale è in programma dal 5 al 19 ottobre 2014) sarà dedicato alla famiglia e alle sue sfide. Per partecipare attivamente alla preparazione è stato approntato un Questionario “di ascolto” aperto a tutti. Anche l’Atrio dei Gentili ha deciso di offrire il suo contributo di riflessione. Per raccogliere idee e proposte l’associazione ha organizzato un Consiglio allargato, a cui sono invitati tutti quelli che lo desiderano: l’appuntamento è per lunedì 30 dicembre, alle ore 17, presso il salone della Caritas, in via Vescovado 12, a Fossano.

Di seguito trovate una serie di materiali e link utili:

  1. Documento preparatorio: suddiviso in tre parti, al punto III contiene il Questionario Documento-preparatorio-IIIAssGenStraord_ITA
  2. La conferenza stampa di presentazione Conferenza-stampa-di-presentazione
  3. Dal sito Viandanti:

Conversazione con Papa Francesco

papa_francesco_primo_piano

Se non l’avete ancora fatto, vi consiglio di leggere la bella conversazione-intervista con Papa Francesco pubblicata dalla Civiltà Cattolica: attraverso un stile semplice, colloquiale, ma profondo, emergono con forza la sua personalità e tutti i temi che hanno caratterizzato questi primi sei mesi di Pontificato. Il testo in pdf: Intervista papa Francesco – Civ Catt

Un teologo anziano e sapiente dall’America Latina

gustavo gutierrez 02A Seveso (Mi) il 5 settembre 2013, durante il XXIII congresso dei teologi italiani dal titolo “Fare teologia nella tradizione”, è intervenuto con una lunga relazione padre Gustavo Gutierrez, teologo latinoamericano.
Stella Morra, che ha partecipato al convegno, così scrive:
Cari amici,
un piccolo regalo da parte mia, per me un vero gioiello… La lunga conversazione di p. Guterrez al Congresso dell’ATI, che è stata pubblicata su Youtube. Unico momento del Congresso che mi ha fatto ricordare perchè mi occupo di teologia….
Ci va pazienza a guardarlo, è lungo, niente ritmi “digitali”. Vi segnalo due frasi per me incredibili, per chi non ha la pazienza e il tempo di ascoltarlo tutto:
“Fare teologia significa condividere la fede, l’ignoranza e la speranza”.
“Sogno ancora una Chiesa povera e bella, non per ottimismo, ma per compassione”.
Spero che l’ascolto vi dia la gioia e la consolazione che ha dato a me.

Ecco i link:
Incontro con padre Gutierrez – 1ª parte
Incontro con padre Gutierrez – 2ª parte