A Fossano il docufilm sul card. Martini

film Martini

Il cinema “I Portici”, in collaborazione con la diocesi di Fossano, invita alla proiezione del film documentario di Ermanno Olmi dedicato alla figura del cardinale Carlo Maria Martini, che è in programma per la sola serata di martedì 16 maggio, alle 21, introdotta da don Derio Olivero. I biglietti al costo di 7 e 5 euro sono già vendita presso la cassa del cinema (per info 0172.633381).

Così presenta il film il sito www.settimananews.it

«Una finestra aperta, un letto vuoto, accanto un’asta portaflebo, una brezza leggera che muove le tende. Potrebbe essere una stanza di ospedale o di una casa dove probabilmente ha concluso i suoi giorni una persona qualunque. È la voce fuori campo, affaticata e carica di anni, a farci intuire di chi stiamo parlando: del cardinale Carlo Maria Martini, scomparso nel 2012 a 85 anni. Un profeta del nostro tempo, un uomo di spirito che ha speso fino alla fine con fedeltà la sua vocazione lasciandoci una grande testimonianza e, forse, un nostalgico vuoto che facciamo fatica a colmare. È la voce di Ermanno Olmi che ci accompagna in un viaggio fatto di immagini e memoria, ben ricostruita, grazie agli scritti e al dialogo avuto con l’amico Marco Garzonio che, dopo aver frequentato lungamente Martini come giornalista del Corriere della Sera fin dagli inizi del suo episcopato a Milano, si è ritrovato al suo capezzale a Gallarate mentre chiudeva gli occhi al mondo. Quello stesso che il porporato, strappato alle sue ricerche bibliche e all’insegnamento, voluto fortemente da Giovanni Paolo II sulla cattedra di Ambrogio, ha aiutato a leggere attraverso la luce della Parola. Un resoconto storico sull’umanità di Martini, sulle sue origini, sulla sua infanzia e giovinezza, nonché sulla sua scelta di speciale consacrazione avvenuta all’età di dieci anni. Un incrocio con i fatti del tempo (dal terrorismo degli “anni di piombo” fino a Tangentopoli, con tutti i conflitti, la corruzione, nonché la crisi del lavoro giunta fino ad oggi) che hanno spinto uno dei più grandi rappresentati della Chiesa cattolica a interrogarsi sul senso della giustizia, della libertà e della coscienza dentro l’orizzonte della fede. Un ritratto del «maestro» che è stato capace di interagire con l’intelligenza non credente su temi comuni che potessero in qualche modo aprire al dialogo e al confronto. Un’opera che attraverso la fotografia, le immagini di repertorio, la scelta di musiche appropriate invita quasi a fare silenzio, perché l’ascolto cali nel profondo, così che lo spettatore torni di nuovo a porsi quelle domande di senso che rischiano, come sempre, di essere evase. Ancora una volta un dono, questo film, del grande cineasta bergamasco, perché non si dimentichi quello che Martini è stato: un vero uomo di Dio».

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Padre Cesare, l’esperienza di un monaco

falletti cesareSono numerose le conferenze che la Pontificia Università Gregoriana pubblica online e che si possono vedere sul relativo canale youtube. Segnaliamo la conferenza che padre Cesare Falletti, monaco cistercense di Pra ‘d Mill, ha tenuto a Roma nei giorni scorsi, sul tema “Il corvo di Elia: l’esperienza di un monaco”. La conferenza fa parte di un ciclo di lezioni pubbliche promosso dal Centro Fede e Cultura “Alberto Hurtado” della Gregoriana e che ha come titolo «La grazia di vivere. Cercare e trovare Dio in tutte le cose» (grazie a Stella Morra per la segnalazione).

Un teologo anziano e sapiente dall’America Latina

gustavo gutierrez 02A Seveso (Mi) il 5 settembre 2013, durante il XXIII congresso dei teologi italiani dal titolo “Fare teologia nella tradizione”, è intervenuto con una lunga relazione padre Gustavo Gutierrez, teologo latinoamericano.
Stella Morra, che ha partecipato al convegno, così scrive:
Cari amici,
un piccolo regalo da parte mia, per me un vero gioiello… La lunga conversazione di p. Guterrez al Congresso dell’ATI, che è stata pubblicata su Youtube. Unico momento del Congresso che mi ha fatto ricordare perchè mi occupo di teologia….
Ci va pazienza a guardarlo, è lungo, niente ritmi “digitali”. Vi segnalo due frasi per me incredibili, per chi non ha la pazienza e il tempo di ascoltarlo tutto:
“Fare teologia significa condividere la fede, l’ignoranza e la speranza”.
“Sogno ancora una Chiesa povera e bella, non per ottimismo, ma per compassione”.
Spero che l’ascolto vi dia la gioia e la consolazione che ha dato a me.

Ecco i link:
Incontro con padre Gutierrez – 1ª parte
Incontro con padre Gutierrez – 2ª parte

L’amore inatteso… per credenti e atei

L'amore inatteso

Martedì 14 maggio (alle ore 21), presso il cinema-teatro “I Portici” di Fossano viene proiettato il film “L’amore inatteso” che in Italia è distribuito in pochissime copie. Un film di Anne Giafferi. Con Eric Caravaca, Arly Jover, Jean-Luc Bideau, Philippe Duquesne, Benjamin Biolay. Titolo originale “Qui a Envie d’Être Aimé?”, durata 89 min., Francia 2010.

Ecco cosa scrive don Derio Olivero, vicario della diocesi di Fossano.

Che ne dici: ha ancora fascino la nostra religione? Cioè: pensi che un uomo adulto potrebbe essere oggi affascinato dal cristianesimo? Anzi, pensi che un adulto, intelligente, colto potrebbe essere affascinato dalla fede frequentando una parrocchia?
Credo che la risposta più ovvia sia: no!
Perché siamo abituati ad un cristianesimo conosciuto da bambini, che ci ha emozionati il giorno della Prima Comunione, che ci ha sorretti in qualche momento faticoso. E che, bene o male, ci siamo portati dietro per tutta la vita, fino ad oggi. Gli siamo affezionati come ad una vecchia auto, un po’ sgangherata. Come ad un vecchio paio di jeans, carico di ricordi. Così nel nostro armadio, fra le tante cose utili e luccicanti, teniamo anche questo vecchio “cristianesimo”. Ma  fatichiamo a dire che cosa abbia di “affascinante” al punto da attrarre un adulto. Al punto da suscitare la conversione di un adulto. Sì, magari comprendiamo una conversione legata a fenomeni eccezionali: guarigioni, apparizioni… Ma non per un cristianesimo “normale”, feriale, essenziale.
Ecco l’aspetto davvero nuovo del film “L’amore inatteso”. Un film che parla di rapporto tra genitori e figli, di fatiche quotidiane, di sete d’amore, di conversione al cattolicesimo.
Scrive R. Armeni: “«L’amore inatteso» parla di spiritualità, di ricerca dell’amore e del senso della vita. Lo fa con leggerezza e serietà, con ironia e comprensione. Con il tono della commedia e lo sguardo profondo… Non è certamente fra le storie più comuni sul grande schermo quella di una conversione al cattolicesimo nei tempi moderni. Se l’uomo che abbraccia la fede è un brillante avvocato parigino, con una moglie medico, bella e intelligente, due figli, una casa sulla Rive gauche, amici brillanti laici e illuministi, come sa essere soltanto certa borghesia francese… se mettiamo insieme tutti questi elementi “L’amore inatteso” non può che sorprendere”. Dice la regista Anne Giafferi: “E’ un film che gioca con i clichè o i pregiudizi di cui la Chiesa cattolica è spesso oggetto. Si ironizza garbatamente sui credenti, ma anche su coloro che hanno preconcetti nei confronti della religione. In certi ambienti, si può difficilmente dire che uno è credente – in ogni caso cattolico – senza dare l’impressione di dire che creda in Babbo Natale”. Dentro tutto questo la cosa ancora più interessante è che si tratta di una storia vera: è la storia del marito della regista, autore di un libro molto letto in Francia, “Catholique anonyme”, storia della sua conversione al cattolicesimo.
Sarebbe un vero peccato perderlo!

Scialla

Si fa un gran parlare di educazione e di giovani di questi tempi nella chiesa (e non solo), ma la sensazione è che i ragazzi, quelli veri, non ci siano in questi discorsi…
Se andate a vedere Scialla, film di Francesco Bruni in questi giorni nelle sale, invece i ragazzi li trovate: che bella commedia di risate e di magoni, che modo lieve di raccontare quel che pesa, che densità nella leggerezza…
Ci sono un padre non padre, adulto o forse no, un adolescente sedicenne figlio non figlio, perduto nel suo mondo o forse no, ci sono due amici preziosi ma anche no, c’è la scuola che facendo del suo meglio risulta rigida e quasi estranea, ma finisce per essere l’unico luogo dove si torna sempre, l’unico vero e svogliato “universo quotidiano” dei ragazzi (mitico il bidello fraterno e diseducativo!), c’è la droga presente sempre e facile, ma anche non usata, c’è un sottobosco di illegalità cialtrone eppure pericoloso, dove i confini non ci sono più e si scivola da una parte o dall’altra per stupidaggine e disattenzione.
Certo, l’ambientazione è Roma, città grande e notturna, con il suo gergo adolescenziale, i suoi Lungoteveri e i suoi motorini, le sue popolazioni infinite: ma sono davvero così diversi i paesi con la macchina di papà presa il sabato sera e il gironzolare all’infinito sullo stesso viale senza sapere dove andare?
Scialla nel gergo adolescenziale giovanile romano significa non prendertela, stai sereno, stai calmo; il suo contrario, che nel film torna spesso, è “accollarsi”, prendersela troppo a cuore, agitarsi inutilmente; c’è chi dice che scialla venga da shalom (pace), e chi sostiene che venga da inshallah (se Dio vuole): in ogni caso, come i ragazzi che ci stanno intorno, viene da lontano, da altrove, da una misteriosa radice divina che ha cura di una vita buona, ma che spesso parla una lingua che non riconosciamo.

Stella Morra