Ognissanti: la verità di questa festa è che non siamo soli

OLYMPUS DIGITAL CAMERA“Passerò il mio cielo a fare del bene sulla terra” (S. Teresina del Bambino Gesù)

Ci vuole un po’ di vita dietro le spalle per sapere, sentire – nella propria carne, non in teoria – la verità della festa di Ognissanti. Ci vuole che qualcuno di quelli che ci hanno voluto bene sia morto. Ci vuole la consapevolezza di essere poveri di meriti, piccoli di statura morale, deboli collezionisti di sbagli più o meno rimediabili e rimediati. Ci vuole il dolore di aver perso qualcuno e aver pensato che – dopo – non saremmo più stati gli stessi.

Allora la festa di Ognissanti diventa la festa dei nostri santi, con la “s” piccola perché non stanno consacrati sugli altari, ma santi per il fatto stesso di aver attraversato le nostre vite mostrandoci abissi di profondità, spiritualità, intensità per noi irraggiungibili. Ci hanno insegnato che la misericordia di Dio è più grande di noi, ma fatichiamo a crederci davvero, ci sentiamo sempre davanti a lui come il bimbo pizzicato col dito nel barattolo della nutella.

Ma quel Dio misericordioso è “il Dio fedele, che mantiene la sua alleanza e benevolenza per mille generazioni, con coloro che l’amano e osservano i suoi comandamenti” (Dt 7,9).

Forse non siamo tanto sicuri di amare Dio, e in quanto ad osservare i suoi comandamenti… ma nella festa dei Santi non abbiamo bisogno di risalire di mille generazioni, forse anche solo una o due ci bastano per sapere che qualcuno, prima di noi, ha molto amato Dio, e quell’amore vissuto, incarnato, adesso protegge anche noi, davanti a Dio.

La verità di questa festa è che non siamo soli, non siamo stati abbandonati alla nostra debolezza: quelli che ci hanno voluto bene vegliano su di noi, piccolo segno, a noi vicino, di Colui che davvero ci ha salvati: Gesù Cristo morto e risorto dai morti.

Maria Paola Longo

La storia di Tobia, nascere vecchi e morire bambini

tobia e saraDurante la Lectio divina del 21 ottobre scorso Stella Morra ha fatto riferimento ad un testo relativo al libro biblico di Tobia (pubblicato dall’editrice Ave una quindicina di anni fa e ora esaurito): si tratta di “La storia di Tobia: nascere vecchi e morire bambini”. Il libro è la rielaborazione scritta di un percorso spirituale-esistenziale che un gruppo di giovani-adulti delle diocesi di Fossano e Mondovì ha seguito nel 1992 durante un campo scuola estivo. Il libretto è disponibile in PDF e si può scaricare quiLa storia di Tobia

 

Il respiro corto delle chiese locali

marcello neriCredo sia facile percepire una certa fatica, all’interno delle Chiese locali, nell’approfittare degli spazi sempre più ampi che papa Francesco viene preparando loro passo dopo passo. E non penso qui a quelle diocesi in cui vescovi e fedeli non si sentono sintonici con le linee che lui va tracciando per un nuovo immaginario della fede e delle comunità cristiane. Anzi, penso proprio a quelle Chiese locali che sentono e vivono tutto ciò come una benedizione da lungo attesa.

Come se le possibilità improvvisamente apertesi davanti a noi ci avessero lasciato senza fiato, quasi impauriti di non poter delegare più le responsabilità della fede, oppure di poterci trincerare dietro la scusa di un apparato ecclesiastico che rema compatto in direzioni opposte… Continua a leggere

Marcello Neri, SettimanaNews, 14 settembre 2017

A Fossano il docufilm sul card. Martini

film Martini

Il cinema “I Portici”, in collaborazione con la diocesi di Fossano, invita alla proiezione del film documentario di Ermanno Olmi dedicato alla figura del cardinale Carlo Maria Martini, che è in programma per la sola serata di martedì 16 maggio, alle 21, introdotta da don Derio Olivero. I biglietti al costo di 7 e 5 euro sono già vendita presso la cassa del cinema (per info 0172.633381).

Così presenta il film il sito www.settimananews.it

«Una finestra aperta, un letto vuoto, accanto un’asta portaflebo, una brezza leggera che muove le tende. Potrebbe essere una stanza di ospedale o di una casa dove probabilmente ha concluso i suoi giorni una persona qualunque. È la voce fuori campo, affaticata e carica di anni, a farci intuire di chi stiamo parlando: del cardinale Carlo Maria Martini, scomparso nel 2012 a 85 anni. Un profeta del nostro tempo, un uomo di spirito che ha speso fino alla fine con fedeltà la sua vocazione lasciandoci una grande testimonianza e, forse, un nostalgico vuoto che facciamo fatica a colmare. È la voce di Ermanno Olmi che ci accompagna in un viaggio fatto di immagini e memoria, ben ricostruita, grazie agli scritti e al dialogo avuto con l’amico Marco Garzonio che, dopo aver frequentato lungamente Martini come giornalista del Corriere della Sera fin dagli inizi del suo episcopato a Milano, si è ritrovato al suo capezzale a Gallarate mentre chiudeva gli occhi al mondo. Quello stesso che il porporato, strappato alle sue ricerche bibliche e all’insegnamento, voluto fortemente da Giovanni Paolo II sulla cattedra di Ambrogio, ha aiutato a leggere attraverso la luce della Parola. Un resoconto storico sull’umanità di Martini, sulle sue origini, sulla sua infanzia e giovinezza, nonché sulla sua scelta di speciale consacrazione avvenuta all’età di dieci anni. Un incrocio con i fatti del tempo (dal terrorismo degli “anni di piombo” fino a Tangentopoli, con tutti i conflitti, la corruzione, nonché la crisi del lavoro giunta fino ad oggi) che hanno spinto uno dei più grandi rappresentati della Chiesa cattolica a interrogarsi sul senso della giustizia, della libertà e della coscienza dentro l’orizzonte della fede. Un ritratto del «maestro» che è stato capace di interagire con l’intelligenza non credente su temi comuni che potessero in qualche modo aprire al dialogo e al confronto. Un’opera che attraverso la fotografia, le immagini di repertorio, la scelta di musiche appropriate invita quasi a fare silenzio, perché l’ascolto cali nel profondo, così che lo spettatore torni di nuovo a porsi quelle domande di senso che rischiano, come sempre, di essere evase. Ancora una volta un dono, questo film, del grande cineasta bergamasco, perché non si dimentichi quello che Martini è stato: un vero uomo di Dio».

«Anch’io avrei potuto essere tra gli ‘scartati’ di oggi»

 

“La vita non è tempo che passa, ma tempo di incontro”. Lo dice il Papa, in un contributo video – della durata di 18 minuti – inviato a “Ted 2017”, in corso a Vancouver, in Canada, sul tema: “The future you”. “Incontrando o ascoltando ammalati che soffrono, migranti che affrontano tremende difficoltà in cerca di un futuro migliore, carcerati che portano l’inferno nel proprio cuore, persone, specialmente giovani, che non hanno lavoro, mi accompagna spesso una domanda: ‘Perché loro e non io?’”, esordisce Francesco. “Anch’io sono nato in una famiglia di migranti: mio papà, i miei nonni, come tanti altri italiani, sono partiti per l’Argentina e hanno conosciuto la sorte di chi resta senza nulla”, ricorda il Papa: “Anch’io avrei potuto essere tra gli ‘scartati’ di oggi. Perciò nel mio cuore rimane sempre quella domanda: Perché loro e non io?” (dal Sir).

Sul sito Vatican Insider de La Stampa trovate una sintesi del contributo a firma di Andrea Tornielli.

 

Don Milani, un prete che amava la Chiesa, come papa Francesco

In occasione dell’uscita dell’opera omnia del prete di Barbiana (Meridiani Mondadori), presentata domenica 23 aprile a Milano, la “recensione” è stata curata da un personaggio d’eccezione, Papa Francesco. Ecco il videomessaggio del suo intervento, 10 minuti assolutamente da ascoltare!

Inoltre, in questa pagina web si trova l’intervista del Sir ad Alberto Melloni, curatore dell’opera Omnia di don Lorenzo Milani.