L’epoca del terrorismo “liquido” (la registrazione)

CHI HA PAURA DI TARIQ RAMADAN

Giovedì 22 febbraio si è svolto a Fossano il primo incontro dell’iniziativa “La vita ai tempi del terrorismo” promossa da L’Atrio dei Gentili, in collaborazione con la Diocesi di Fossano e il contributo della Fondazione CRF. Relatore Paolo Branca, docente all’Università Cattolica di Milano e uno dei maggiori esperti di Islam in Italia, autore di saggi ed interventi sul rapporto tra Islam e Occidente.

(di seguito l’audio della conferenza, in due parti)

  1. La relazione 
  2. Il dibattito 

(scarica i file mp3: 1_relazione, 2_dibattito)

L’incontro inizia con un’immersione nella realtà che vede i musulmani essere un miliardo e mezzo di persone al mondo di cui solo il 20% di arabi, in cima alla lista di nazioni come l’Indonesia, poi Pakistan, Bangladesh, India e infine l’Egitto con 100 milioni. Non si può semplificare. Ma nemmeno dimenticare che l’Occidente deve all’Islam l’aver riscoperto la cultura greca durante il periodo in cui l’umanesimo islamico era contemporaneo al nostro medioevo. Basta citare Avicenna, il cui trattato medico fu seguito in Europa fino a ‘700, o Averroè e con loro tutta la nostra scienza. Mentre la cultura islamica era al picco e il suo impero si estendeva dal Marocco all’estremo dell’Asia e poi lentamente decadde ad iniziare dalle invasioni mongole, l’Occidente usciva dal Medioevo e sarebbe risalito con l’umanesimo e poi l’illuminismo.

Come mai oggi assistiamo ad un disfacimento del mondo arabo? Qui la prospettiva cambia e si volge ai cambiamenti politici che sono seguiti alla dissoluzione dell’impero Ottomano ad inizio novecento, con Lawrence d’Arabia che fomenta un’insurrezione delle popolazioni arabe contro i turchi, per poi far spartire il territorio liberato alle nazioni coloniali (Inghilterra e Francia) che lo perderanno via via dopo la II Guerra Mondiale.
Ecco la nascita di regimi militari che a seconda dell’epoca si rivestono di ideologie tardo rivoluzionarie. Fino ai tempi di Sadat e infine la guerra civile in Libano, e Khomeini che torna in Iran e contemporaneamente l’Occidente che finanzia l’estremismo fondamentalista contro i Russi in Afghanistan. E poi cosa succede al termine della guerra? I fondamentalisti allevati a Peshawar tornano nelle loro nazioni ed ecco 200.000 morti in Algeria, e così via. Se Bin Laden colpiva gli USA per influire sull’Arabia Saudita, la dissoluzione dell’Iraq e successivamente della Siria ha cambiato registro. Al-Baghdadi ora fonda un nuovo califfato e riesce ad attrarre e radicalizzare giovani in tutto l’Occidente annunciando una Apocalisse: è la battaglia finale del bene contro il male e questo autorizza ogni nefandezza. Eccoci all’oggi verso cui il relatore ha uno sguardo disincantato. Le speranze di cambiare in meglio sono poche, i giochi di potere sono grandi: Russia, contro un’Europa senza supporto USA.
Le domande toccano la situazione della donna e la mancanza di un Illuminismo islamico. Anche in Europa solo di recente la situazione della donna è cambiata, ma ancora tanto resta da fare. L’evoluzione dell’Islam è in corso ma ancora minoritaria. In questo forse l’Occidente dovrebbe essere più coraggioso e promuovere scuole religiose in Europa così da evitare che ogni Imam venga formato all’estero e finanziato da paesi islamici. Si potrebbe così aiutare un’evoluzione nata da una conoscenza ed un rapporto con la nostra cultura. In ogni caso Branca rimarca che l’Italia rimane una porta verso l’Occidente e questo favorisce la nostra esclusione dagli attentati finora e speriamo anche nel futuro.
Usciamo senza facili prospettive. Il relatore invita a leggere Limes e a non credere alle semplificazioni della stampa. Io intanto ho colto un suggerimento ed ho iniziato a leggere il saggio di Adelphi del giornalista Lawrence Wright “Gli anni del terrore”.
Paolo Baggia
Segnaliamo anche due articoli sui temi affrontati dal relatore durante la conferenza:

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