Sinodo sulla famiglia, il nostro contributo

In vista del prossimo Sinodo dei vescovi dedicato alla famiglia anche l’Atrio dei Gentili, come moltissime realtà ecclesiali in tutto il mondo, ha deciso di offrire un suo contributo di riflessione, a partire dal Questionario contenuto nel documento preparatorio del Sinodo. Di seguito il documento elaborato dal Consiglio dell’Atrio dei Gentili dopo un confronto aperto.

Premessa
Prima di addentrarci in alcune questioni che le domande hanno suscitato, entrando in risonanza con temi cari alla nostra associazione, vogliamo esprimere un apprezzamento ed un disagio.
L’apprezzamento per il fatto che il popolo di Dio sia stato chiamato in causa direttamente: è di fatto una voce che arriva “dalla periferia” – per usare un termine caro a papa Francesco – e questa attenzione che arriva “dal centro” è una novità in stile squisitamente conciliare che ci consola.
Il disagio riguarda la sensazione che alla base del documento permanga una (inespressa, ma non per questo meno reale) questione identitaria: si punta l’attenzione su alcune posizioni e comportamenti che dovrebbero distinguerci dagli altri.

Vorremmo si evitasse un uso strumentale della famiglia come vessillo identitario; vorremmo ci si occupasse, invece, delle situazioni reali di vita di tutte le famiglie, della fatica di reggere con dignità e carità una quotidianità che si presenta ogni giorno più complessa, non solo per chi vive situazioni estreme di disagio o disgregazione. Il termine “famiglia” non è più sinonimo di cellula sociale fondata sul sacramento del matrimonio, è invece un territorio di confine, istituto sociale e laico, oltre che cristiano, luogo dove si vive ogni giorno la fatica della prossimità e dove si richiede la profezia di cogliere nelle mutazioni le sfide a rendere sempre più vivibile e visibile il Vangelo.

Silenzi che ci interpellano
Siamo una associazione culturale e molto ci coinvolgono tematiche ed attenzioni che sono rimaste implicite o appaiono del tutto assenti, celate forse da un linguaggio “vecchio” e da una visione antropologica involuta e che non significa più nulla per l’uomo di oggi. A nostro avviso esse costituiscono, per contro, esattamente lo sfondo teologico e culturale su cui ciascuna questione posta risalterebbe in una più coerente prospettiva.
La prima attenzione riguarda la cosiddetta “legge naturale”: ci pare ormai un termine che ha perso significato e che non aiuta a comprendere i principi in questione. Riteniamo fondamentale che questo concetto sia approfondito, ricompreso e riformulato, prima di tutto a livello teologico: rimane davvero una categoria necessaria e utile?
La seconda attenzione, il rapporto tra natura e genere. La riflessione su queste tematiche non può essere sottaciuta; rimuoverla provoca, ad esempio, la totale assenza di qualsiasi osservazione sulla violenza sulle donne e sui bambini, dramma non ignorabile che – nella quasi totalità dei casi – nasce e si consuma all’interno delle famiglie.
La terza attenzione, gli adulti e la quotidianità. E’ necessario oggi più che mai rispettare la soggettività dei laici, adulti e cittadini di uno stato democratico, riconoscere la loro capacità di decidere rispetto alle scelte di vita, evitare di ritenerli in stato di perenne minorità e far loro “compagnia” soprattutto nell’ordinario (anche perché solo così si è nel caso in grado di essere vicini nelle situazioni drammatiche e esasperate). Sono tante le sfide quotidiane che una famiglia “normale” si trova a vivere ogni giorno: la cura della coppia nella relazione, la sessualità; la presenza/assenza di figli, i relativi desideri di paternità/maternità e le vie percorribili per appagarli; l’educazione dei figli ed il sostegno agli anziani; l’allungamento della vita e i matrimoni “spenti”; la solidarietà e la condivisione in tempi di chiusure e individualismi; il rapporto con lo stato: la democrazia, le tasse, l’evasione fiscale, la scuola, la politica…
Su tutto ciò è certo importante che siano chiari ed universali i criteri, ma va anche riconosciuto innanzi tutto uno spazio di autonomia e soggettività ai laici che in queste situazioni vivono, cercando per questo forme e luoghi di espressione ordinaria: è necessario che oltre a “insegnare” cosa si può/si deve fare si cerchi anche di “imparare” ascoltando la vita di chi vive il quotidiano.
Inoltre, proprio perché la famiglia si connota come luogo di confine tra antropologico e teologico e di stretta interazione con le culture, andrebbe riconosciuta alle conferenze episcopali che vivono i contesti locali e ne conoscono le condizioni e le emergenze culturali, la capacità e la possibilità di declinare norme e prassi secondo la delicatezza propria del luogo.

Associazione “L’Atrio dei Gentili – Fossano, 30 dicembre 2013

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