Donne al Concilio

Uno studio con documenti inediti fa luce sulla vicenda delle 23 donne, religiose e laiche, che parteciparono come “uditrici” al Concilio Vaticano II, su invito di Paolo VI. Adriana Valerio, storica e teologa, ne offre una ricostruzione nel libro “Madri del Concilio. Ventitré donne al Vaticano II” (Carocci, pp. 166, euro 16).
Di seguito la bella recensione del nostro socio Paolo Baggia (si può scaricare anche in formato pdf Madri del Concilio).

11 ottobre, 50 anni dall’apertura del Concilio Vaticano II: una ricorrenza importante per la Chiesa Cattolica, ma, vista la portata dell’evento ricordato, potremmo estenderlo alla cristianità intera. Un evento che ha cambiato in profondità la Chiesa, sia nella sua autocomprensione, sia nel rapporto fecondo con il mondo. Il Concilio aprì, infatti, i lavori l’11 ottobre 1962 e fu organizzato in quattro sessioni, dove già la seconda fu presieduta da un nuovo papa, Paolo VI, che lo accompagnerà fino alla sua chiusura avvenuta l’8 dicembre 1965. Io compivo allora tre anni, difficile per me, e per chi è nato successivamente, capire il clima di allora, la novità dell’evento, le sue proporzioni, l’impatto mediatico, le paura e le speranze che ha innescato. Da molti ritenuto una ventata dello Spirito Santo nell’aria asfittica di una Chiesa bloccata da una non comprensione della modernità e dalla caduta del potere temporale. Un tempo di chiusura dove i fermenti del nuovo, promossi da molti teologi, provocavano la loro interdizione e splendidi lavori messi all’indice.
Sul tema del Concilio, mi hanno recentemente suggerito la lettura di un libro molto interessante, che fa riflettere su alcuni elementi poco noti, ma che rendere la novità dell’evento ed il fervore di quegli anni. Il libro si intitola “Madri del Concilio. Ventitré donne al Vaticano II” (ed. Carrocci, euro 16) ne è autrice Adriana Valerio, storica e teologa, docente di Storia del Cristianesimo e delle Chiese presso l’Università Federico II di Napoli, con prefazione della teologa Marinella Perroni, presidente del Coordinamento Teologhe Italiane.
Il volume racconta la storia di dieci religiose e tredici laiche che furono invitate come uditrici al Concilio. Per la prima volta delle donne ebbero l’occasione di partecipare, benché fosse loro negata la parola in assemblea, ma furono molto attive nei lavori preparatori e di revisione delle commissioni.
Alcuni cardinali, tra cui il belga Léon-Joseph Suenens, fin dalla seconda sessione chiesero pubblicamente di non escludere una metà del popolo di Dio affinché potesse dare un apporto alla discussione ed alla revisione dei documenti conciliari. La proposta creava timori ed apprensione in molti cardinali, l’arcivescovo Slipyj, voce potente della Chiesa del silenzio, richiamandosi al divieto paolino in 1Cor 14,34 “Le donne tacciano in assemblea” ne era oppositore.
Paolo VI accolse la richiesta nell’estate 1964 e l’annunciò ufficialmente l’8 settembre da Castel Gandolfo, pochi giorni prima dell’inizio della terza sessione. Nel discorso di apertura dei lavori, il 14 settembre, Paolo VI salutò la presenza delle uditrici, ma nessuna di loro era seduta in aula. Infatti, ci furono resistenze e lungaggini burocratiche quali la ricezione del “nihil obstat” dei cardinali Ottaviani e Antoniutti, che impedirono l’invio delle lettere d’invito prima del 21 settembre. Altre seguirono durante il mese di ottobre e un numero ristretto per la 4ª sessione, l’anno successivo. Tra le donne invitate: Luz Maria Longoria era presente con il marito, Jose Álvarez Icaza Manero in rappresentanza del MFC (Movimento della Famiglia Cristiana).
Le uditrici parteciparono attivamente in svariate commissioni, soprattutto quelle preposte a ridefinire la vita dei religiosi e la costituzione “Gaudium et Spes”. A più riprese i cardinali coordinatori delle commissioni, ad esempio il cardinale Patrick Keegan, chiesero di poter lasciare la relazione in assemblea ad un’uditrice, ma l’autorizzazione fu sempre negata.
Il libro ci riporta in quel periodo storico e nel fervore intellettuale che lo precedette, focalizzandosi soprattutto sul ruolo femminile nella società e nella Chiesa. Si assistette ad un risveglio della donna nel contribuire in modo originale alla società conquistando i diritti negati fino ad allora. Dalle pagine traspare un entusiasmo, una forza d’animo ed una speranza molto radicate nella possibilità di un cambiamento profondo e fecondo nella vita della Chiesa vissuto dalle protagoniste.
Descritto il contesto, il libro prosegue presentando una ad una le ventitré uditrici, le dieci religiose prima, le laiche poi. Per ognuna di loro una brevissima biografia che illumina il ruolo ed il perché della scelta, in genere perché rappresentanti di congregazioni o di grandi associazioni, oppure per rappresentare la dimensione ecclesiale nella varietà di riti e di chiese locali.
Per le religiose l’urgenza era di rinnovare in profondità il ruolo delle congregazioni, in modo tale da permettere loro di interloquire e di essere presenti appieno in un mondo in trasformazione. In questo la necessità di maggiore formazione, di rinnovare gli abiti e di spingere verso un servizio più efficace. Tra le presenti: Mary Luke Tobin, suora di Loreto, amica personale del monaco Thomas Merton e presidente della Conferenza delle Superiore Maggiori degli Istituti femminili degli USA, oppure l’italiana Costantina Baldinucci delle Suore di Maria Bambina (a cui era molto legato il Papa Montini a Milano) e presidente della Federazione Italiana Religiose Ospedaliere. Interessanti le fotografia dei cambiamenti di abito, dall’ampissima cornetta bianca sul capo delle ospedaliere Figlie della Carità al velo dell’abito post-conciliare.
Per le laiche una grande forza d’animo nel dimostrare la necessità di un apporto femminile in tanti settori negati, dalla teologia, alla vita della chiesa. Erano presenti persone diverse, studiose, laiche impegnate ad esempio nelle associazioni cattoliche ed anche semplici madri, come Amalia Dematteis, vedova del colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, fucilato dai tedeschi nel 1944, quale rappresentante dell’associazione delle mogli delle vittime di guerra. Alcune di loro accolsero l’invito con sorpresa e stupore, ma anche timore, altre erano candidate e sostenute in quanto coordinatrici di grandi realtà. A tutte fece una grande impressione il varcare, con i cardinali, le porte di San Pietro e sedere nella tribuna di Sant’Andrea. Ma poi l’impressione fu di trovare un clima fraterno ed aperto durante i lavori delle commissioni guidate da cardinali preposti. Ricordiamo: Pilar Belosillo, spagnola, presidente dell’UMOFC (Unione Mondiale dellle Organizzazioni Femminili Cattoliche); l’australiana Rosemay Goldie, segretario esecutivo del COPECIAL (Comitato Permanente dei Congressi Internazionali per l’Apostolato dei Laici); oppure Alda Miceli, italiana presidente della CIF (Centro Italiano Femminile) e presidente generale delle Missionarie della Regalità di Cristo.
Una nota di colore è che durante le pause era aperto un grande bar, luogo di incontri informali e di discussioni tra esperti, invitati e cardinali. L’arrivo delle donne però creò un problema, perché non fu ritenuto opportuno che potessero entrare nello stesso bar con i maschi. La soluzione fu di allestire un piccolo bar esclusivamente per loro, in cui gli uomini non potevano entrare. La loro impressione era di essere come segregate. Quasi ridicola la situazione di Luz Maria Lagoria che era costretta a parlare al marito attraverso la soglia del bar, lei all’interno ed il marito all’esterno. Questa situazione fu poi risolta, ma solo per loro due.
Leggendo queste pagine, colpisce la ventata di speranza che muove queste persone ed innerva il momento particolare di un entusiasmo, misto a timore, di andare incontro all’ignoto, ma inevitabile per permettere alla Chiesa di giocare un ruolo significativo e nuovo nel mondo. Queste speranze erano favorite dai concreti segni di cambiamento in atto, dalle nuove aperture, e questo era uno sprone ulteriore verso un impegno ed una fantasia nel superare gli ostacoli presenti.
Fa pensare paragonare quel momento storico con il periodo successivo, che forse per opposizione, fu caratterizzato da una crescente chiusura, almeno verso alcune tematiche scottanti. Anche le vicende recenti che hanno visto il Vaticano oggetto di scandali oppure interventi dei vescovi lontani dalla realtà, e soprattutto, il basso profilo in occasione di questa ricorrenza così sentita dai cristiani comuni. Infatti, i cristiani, ed io mi metto tra loro, non capiscono, e vivono come un disagio, i silenzi, quando sentono ben chiara la necessità del Concilio e le tante novità portate ed ora radicate nelle nostre vite. Potremmo oggi fare a meno dell’accesso alla Parola di Dio, di una liturgia che coinvolge l’Assemblea, di una teologia che tocca gli snodi della vita delle persone e di una ridefinizione della Chiesa nel suo rapporto con i segni di tempi e con il mondo?
Leggere questo libro è un piccolo segnale, ma aiuta a nutrire la speranza!

Paolo Baggia

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