Roberto Mancini: “La vera emergenza educativa sono gli adulti”

“In questo contesto mondiale in cui tutti i governanti e le istituzioni ci parlano di crisi e di sacrificio, gli adulti si sono arresi al pessimismo, si sono arresi alla propaganda del sacrificio e della depressione. Occorre che gli adulti si risveglino, che diano cuore, corpo e ragione alla loro umanità”. Lo ha detto a Rovereto a fine settembre il prof. Mancini il quale – intervenendo a Educa 2011 – si è detto convinto che serva un nuovo umanesimo per uscire dalla crisi. Non ha fatto sconti a nessuno né alla chiesa cattolica “appesantita e autoreferenziale”, né alla politica “incapace di progettualità”, né all’economia che “chiede solo sacrifici agli altri”.

 Roberto Mancini, professore di Filosofia teoretica all’ Università di Macerata ha affermato che la vera emergenza educativa non sono i giovani, bensì gli adulti. “Spenti, privi di passioni” li ha definiti.  


Nel nuovo umanesimo di Mancini figurano parole come gratuità, amore, felicità, reciprocità. Secondo il filosofo bisogna ripartire dalle bambine e dai bambini, porre attenzione alla tessitura dell’essere umano perché il punto fondamentale è uscire dalla sindrome di Stoccolma collettiva, da questa depressione collettiva generalizzata, che ci chiede sacrifici per tutto, che ci toglie creatività e umanità” 

Mancini ha esortato ad assumere una posizione eretta e riappropriarci della felicità in una dimensione di vita comune. “Perché – ha affermato il filosofo – la felicità privata non esiste. Il bunker antiatomico non dà felicità. L’edonismo, il privilegio e la fortuna sono caricature grottesche della felicità”. “Non ci aspettiamo – ha detto Mancini – soluzioni dai partiti, dall’economia, dalle istituzioni religiose così appesantiti dalla loro autoreferenzialità. Ci chiedono sacrifici: la religione in nome della morale e nella dimensione del premio e del castigo; l’economia nella logica per la quale il nostro massimo obiettivo dovrebbe essere la sopravvivenza. Occorre invece essere fedeli alla felicità, concreta, quella che si costruisce solo nella condivisione con le persone, e nella giustizia”. “L’educazione – ha continuato il filosofo – non è una preparazione ‘alla vita’ come se questa fosse una meta. L’educazione è già vita! Serve piuttosto un’educazione ‘nella vita’, nella pace, nella giustizia”. “In questo quadro – ha attaccato Roberto Mancini – la politica mostra di trattare l’ educazione e la scuola come mere questioni di bilancio economico. Non si può gestire la scuola mandando la polizia ai ragazzi che si interrogano sul proprio futuro e chiedono solo di partecipare. Occorre invece ripartire dai bambini, liberando in loro la fiducia di cambiare qualcosa nel mondo. Noi li abbiamo costretti ad adattarsi al peggio, per poi biasimarli perché non sono allenati alla tenacia”. Ed ecco le sue prospettive: “Dobbiamo avere il coraggio – ha detto – di creare un’autoeducazione sociale, nei luoghi dove viviamo, nella scuola, nel quartiere, nelle zone franche, dove non contano le prestazioni e il denaro, ma le persone e gli affetti. Solo così riusciamo a costruire una risposta a quella crisi di cui tutti parlano. Quando una comunità prende in mano la propria convivenza, pretende che i diritti umani siano rispettati, riporta giustizia. Allora quella comunità sta facendo una grande opera di autoeducazione e apprendimento. La scuola e le famiglie da sole non potranno cambiare la situazione senza grandi percorsi di autoeducazione sociale. Basta quindi aspettare immobili la crisi! Riprendiamo l’iniziativa, usciamo da questa crisi alimentata ad arte. Allora noi adulti testimonieremo che non siamo nati per competere né per sopravvivere, ma per un’esistenza così amorevole che alla fine nemmeno la morte avrà l’ultima parola”.

(notizia tratta dall’Ufficio stampa della provincia di Trento)

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