10 parole per l’Atrio, 3° incontro

Il 14 maggio scorso si è svolto a Fossano il terzo e ultimo degli incontri dedicati alle dieci parole che caratterizzano l’Atrio dei Gentili (AdG). [Qui la sintesi del 1° incontro, qui la sintesi del 2°].
L’intervento principale è stato quello di Stella cui hanno fatto da contrappunto altre persone (segnalate nella sintesi). Ecco quanto è emerso (chi lo desidera può scaricare la versione pdf Dieci parole sintesi 03 14_05_2011).

Stella M.

Provo a elencare alcuni nodi fondamentali e alcune direzioni per il futuro.

1) Dentro/fuori: dualismo che emerge più volte rispetto ai temi che trattiamo, alla ricaduta ecclesiale… Secondo me la domanda è errata. Cioè non c’è un dentro o un fuori, una divisione tra credenti e non credenti. Essere credenti è essere dentro e fuori e contemporaneamente. Siamo tutti fuori e dentro… Inventare una prassi credente e comunitaria (cioè non solo individuale) capace di non accettare la domanda sul dentro/fuori è una lavoro gigantesco ma ineludibile.
La questione è ritenuta importante da altri: Carlo B. (rispetto alla necessità di approfondire la questione), Gilberto A. (sul come ci vedono e ci interpretano gli altri), Monica A. (sulla questione oscilliamo continuamente avanti e indietro)

2) Perché e come essere e dirsi credenti:
–       l’oggettività è data dalla liturgia e dalla parola di Dio: io non sono un cristiano narcisista solo se mi confronto con la parola di Dio e la Liturgia (Irma S. richiama l’importanza di tornare sulla liturgia e rimetterla a tema)
–       in un dialogo costante con i pensieri della Tradizione e della Teologia (uno “studio” rinnovato?)
–       comprendere e abitare la nostra esperienza di umani adulti: c’è una verità dell’essere umani adulti che ci fa scoprire la nostra immagine di Dio
–       in quanto umani adulti capaci di ospitalità (che non si riduce ad aprire le porte della propria casa, ma è più ampiamente la presa in carico della soggettività dell’altro)

3) Abbiamo spesso privilegiato la parola: le parole umane e la Parola di Dio (in linea con Vaticano II “Dei Verbum”). È importante perché:
–       la parola crea un inter-detto, un detto tra sé e l’altro
–       la parola è un uscire da sé, un esporsi
–       la parola è dialogica: apre, interpella l’altro ad una risposta
–       la parola dell’altro fa comprendere me stesso
–       la parola è provvisoria (solo quella di Dio è definitiva): le nostre parole non sono “fatte” ma dette
–       la parola è un esercizio di fede perché affidamento, uscita da sé, “estasi”…

Quindi, come proposta di attività per i prossimi anni:
–       riproporre uno spettacolo tipo “Le parole per dirlo”: molto narrativo, poetico…
–       continuare con la lectio e i seminari, compreso un seminario durante l’anno (che magari integri la Lectio…)
–       dopo il seminario di luglio 2011 trovare una modalità, un metodo che ci aiuti a riflettere sulle questioni di cui sopra (riprendere lo studio? In che forma?)
–       ottobre 2012 (o poco dopo): un convegno pubblico in occasione dei 50 anni di apertura di Vaticano II

Il Consiglio direttivo dell’associazione culturale “L’Atrio dei Gentili”

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