10 parole per l’Atrio, sintesi del 2° incontro

Il 14 gennaio scorso si è svolto a Fossano il secondo degli incontri dedicati alle dieci parole che caratterizzano l’Atrio dei Gentili (AdG). [In questo post trovate invece la sintesi del 1° incontro].
L’incontro si è chiuso con l’invito per tutti, in vista del prossimo incontro, a pensare soprattutto alle prospettive future: quali parole dovranno guidare l’AdG nei prossimi anni?
L’appuntamento è per sabato 14 maggio, alle 17,30 in Seminario a Fossano, nei locali dove si tiene la Lectio divina.

Se nel primo incontro ci si era focalizzati di più sulle 10 parole, nel secondo si è intervenuti a ruota libera. La sintesi (che segue e che si può scaricare anche in formato pdf Dieci parole sintesi 02 14_01_2011) conserva la scaletta dei vari interventi che si rimandano tra loro. Parte integrante è il corposo contributo iniziale di taglio sociologico elaborato dal Presidente Gino Grosso (Alleg01 – AdG quale collocazione).

Gino G.

Spiega il suo contributo alla riflessione (vedi sopra Alleg01 – AdG quale collocazione)

Stella

Lo schema di Gino ha un registro linguistico che ci aiuta a leggere la realtà dell’AdG da un altro punto di vista. Gino ha visto bene, la descrizione è perfetta ed è consolatoria: alcune cose erano una serie di obiettivi da raggiungere, il fatto che vengano viste significa che abbiamo raggiunto gli obiettivi:
–       ad es. lo stare in piedi da soli (debolezza di I ed L). Mentre la Chiesa pensa che occorra dare le stampelle alle persone, noi riteniamo che non occorra insistere sull’appartenenza né lavorare in tal senso;
–       ad es. lo scarso presidio interno-esterno: cioè il rifiuto di entrare nella logica del dentro-fuori
Tutto ciò però ha dei costi:

  • sovraccarico su alcuni per quanto riguarda gli aspetti organizzativi
  • nell’AdG transitano molte persone ma molte non si fermano (un esempio tipico è la Lectio)

Carlo

  • Rapporto tempo incubazione e nascita dell’AdG: il percorso che ha portato alla nascita dell’AdG è stato fondamentale, come recuperarlo, soprattutto per i soci arrivati dopo?
  • Giovani e adulti nell’Atrio… l’Atrio è (diventata) solo un’associazione per adulti?

Stella

L’AdG può farsi carico di una dimensione educativa nei confronti di altri? Cioè far percorrere ad altri la strada percorsa da molti nei primi anni di incubazione dell’AdG, un compito educativo svolto da Stella?
L’AdG è associazione di adulti perché richiede che le persone abbiano una vita adulta.
Inoltre quando è nata aveva come interlocutori dei giovani (tra i 25 – 35 anni) che già avevano una stabilità, oggi invece questa stabilità arriva più tardi quindi questi giovani sono molto diversi.

Paolo G.

All’inizio mi pare però ci fosse un’attenzione maggiore a chi era esterno.
Oggi mi pare che l’AdG sia entrato un po’ dentro al tempio e sia rimasto meno sul confine (ad es. la scelta dei seminari a Pra d’ Mill rimanda ad un’appartenenza forte…).

Valeria

Trovo difficoltà a rientrare dopo un po’ di tempo, a comprendere il linguaggio e i temi: nei seminari dei primi anni dedicavamo un tempo più ampio allo scambio tra le persone e alla condivisione… non è qualcosa da recuperare per il futuro?

Stella

Quello che dice Valeria è un po’ vero… Ma la mancanza di tempo/energie è un dato dell’adultità. Nelle varie stagioni della vita l’equilibrio tra silenzio e parole è molto diverso. Dopo i 40 anni i desideri aumentano, ma la “capacità” personale diminuisce…
Rispetto alla seconda parte del contributo di Gino (“prospettive per il futuro”):
a me non va bene nessuna perché noi non siamo solo questo; ma è anche vero che abbiamo percorso un po’ tutti questi quattro orientamenti. Nessuno ci esaurisce, li abbiamo abitati tutti.
Il problema sta nella “auto riflessività”: possiamo scegliere di volta in volta uno di questi orientamenti senza però lasciarci esaurire da nessuno di essi. Si tratta cioè di mantenere lo stile da “teologia della vita quotidiana”. È il discorso della forma di Chiesa che deve mantenere:
–       la dialettica “dentro – fuori” senza esclusività
–       la passione per la Chiesa

Susanna

La logica dell’AdG non è di tipo prestazionale: l’aspetto più originale, dirompente e che non ci rende direttamente fruibili nella chiesa locale, è proprio questo

Irma

L’analisi di Gino mi ha aiutata a capire meglio come il non appartenere alla comunità fossanese non mi impedisce i partecipare all’AdG (anche se a volte mi pesa il fatto che l’AdG voglia stare nella/dialogare con la realtà ecclesiale locale…)
L’AdG non può che essere cosa da adulti: ci vuole vita adulta, accettazione della complessità, saper abitare il limite, riuscire a stare dentro la realtà ecclesiale con la schiena dritta (= laicità)

Paolo C.

Vivo appartenenza alla chiesa e appartenenza alla cittadinanza con analogie: ad es. sento come in questo tempo è ferita tanto la Costituzione quanto il Vangelo
Mi sento un po’ straniero nella chiesa: non solo il disagio che traspare da una Chiesa “imperiale” a più livelli (ad es. i riti), ma anche la semplificazione dei problemi, la rigidità morale…
L’AdG è per me un’oasi:

  • perché non è ossessionato da logiche prestazionali e semplificanti
  • perché offre un orizzonte di fondo ai miei problemi: mi sento straniero e l’Atrio come luogo in cui abitare

Quindi… resistere, resistere, resistere!

Nicola S.

A proposito delle 10 parole insisterei ancora su:

  • trascrizione di linguaggi. E troppo importante oggi mettere a confronto i vari linguaggi che ci coinvolgono come espressione della complessità del nostro quotidiano;
  • alleggerimento e sollievo che aprono la strada alla libertà di una fede adulta…

Per il futuro: mi pare sia anche il momento di pensare ad uno spazio di cristiani senza chiesa. Sentire “lo spazio” in questa chiesa che sperimentiamo oggi non è più possibile: disagio, sofferenza, rabbia, ribellione, fuga, disinteresse… Ma poi? Penso alle piccole comunità di cui parla De Certeau…

Il Consiglio direttivo dell’associazione culturale “L’Atrio dei Gentili”

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