Fede con Arte 2010, un commento a caldo

Di seguito il breve articolo di commento sulla rassegna Fede con Arte 2010, scritto da Maria Paola Longo per il settimanale fossanese La Fedeltà del 19.05.2010.

Una proposta che ha il coraggio di far nascere domande e desideri

Da che cosa si capisce se una rassegna, una serie di avvenimenti, è “riuscita”? Le valutazioni possono partire da più elementi, ed un bilancio complessivo di “Fede con arte” dovrà essere fatto, a partire da una serie di domande, dubbi, sollecitazioni che le varie iniziative hanno suscitato, ma tutto questo a bocce ferme, mettendo intorno ad un tavolo tutti gli attori che hanno promosso e costruito la rassegna. Un commento a caldo, personale – e quindi quanto mai soggettivo e parziale – non può che nascere da sensazioni e immagini, pensieri evocati attraverso il filo rosso che ha incorniciato le quattro giornate di eventi.

Intanto, qualche desiderio appena nato, qualche sorpresa da coccolare.

Il desiderio di non perdersi la mostra della Venaria Reale (“Gesù. Il corpo e il volto nell’Arte”), così intensamente raccontata da mons. Timoty Verdun, giovedì sera; quello di riprendere in mano il diario di Etty Hillesum, abbandonato da tempo sotto una pila di altri libri e tornato in cima grazie a “Spierlei”, il monologo magistralmente interpretato, venerdì sera, da Elisabetta Baro (nella foto sopra).

E poi la sorpresa di essere ingoiati – un po’ come Giona dalla balena – dalla freschezza esuberante dei disegni di bambino nella mostra “I bambini del mondo illustrano la Bibbia”, allestita nella chiesa dei Battuti Neri – Palazzo Righini – ed animata dalle storie di “Un tempo a bordo di un’arca”…

Ancora, il modo tutto speciale con cui risuona dentro il Vangelo di Giovanni, letto tutto di fila, domenica mattina, da lettori capaci di suscitare le emozioni nascoste tra le righe di testi che si ascoltano solitamente a pezzetti.

Oppure la voglia di tornare a vedere qualche spettacolo di teatro in più, di conoscere e sperimentare i tanti, diversi, quasi inaccostabili “teatri” che il teatro di oggi è, inchiodati alla sedia da “Hapax – Artaud e la danza alla rovescia”, messo in scena sabato sera.

Infine, la strana sensazione di tornare a percorrere le parole della filosofia – apparentemente abbandonate dopo gli anni del liceo – e ritrovarle dense di vita, di carne (“prendere corpo”, laboratorio di filosofia per addetti e non addetti ai lavori”).

In un tempo in cui siamo spinti a cercare risposte spicce e scorciatoie, una proposta che ha il coraggio di far nascere domande, desideri e sorpresa, di far incontrare e incrociare persone diverse, di far dialogare la Parola di Dio con le parole e i linguaggi degli uomini è forse ciò che ci vuole per aprire nuovi spazi interiori, nuove ipotesi di lavoro su cui esercitare la pazienza di attendere che nuovi significati, alla fine si disvelino.

Maria Paola Longo

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